A ogni scarcerazione viaggi da Reggio per salutare il boss
Quando Nicolino Grande Aracri fu liberato da Reggio partirono i sodali per i summit
il retroscena
A ogni scarcerazione del boss, il clan Grande Aracri si è riorganizzato e rafforzato a sud come a nord. È uno dei fili delle indagini sulla ’ndrangheta in Emilia, tracciato dagli investigatori che a cavallo tra Calabria e Pianura Padana hanno seguito gli spostamenti di Nicolino Grande Aracri e dei suoi sodali negli ultimi dieci anni. Una foto parla per tutte: è mossa perché scattata da un carabiniere sotto copertura.
Nell’immagine (riportata qui sopra) sono inquadrati il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri e il suo ex braccio destro Romolo Villirillo, entrambi richiedenti ora la scarcerazione dal carcere duro per evitare il pericolo di contagio da Covid. Era il 2011, anno in cui il boss era tornato libero per un certo periodo, sfruttato per intessere l’azione criminale degli anni a venire, come riportato nelle informative. La scarcerazione prima e la possibilità di spostarsi sul territorio per motivi di salute poi portarono a raduni del clan attorno al capo, come avvenne al Policlinico Gemelli di Roma, dove fu scattata quella foto. È il maggio del 2011 quando i carabinieri capiscono che Villirillo - allora 32enne - stava per partire per Roma. Scatta un pedinamento alla stazione ferroviaria di Reggio Emilia dove il braccio destro di Grande Aracri stava partendo assieme al futuro braccio destro, Antonio Gualtieri, che al telefono con un altro sodale avverte del loro arrivo: «E ci stiamo facendo una camminata, siamo già a Roma» e «siccome ci siamo fatti religiosi no? Siamo venuti a vedere il Papa». Il sodale risponde: «E io ieri sono tornato! Ieri sono tornato io» e Gualtieri ribadisce: «Si? E noi volevamo venire sabato o domenica, ma dice che sabato o domenica se ne va … chi lo sa» e l’altro conferma «e io pure sono stato dal Papa». Per i carabinieri era chiaro che non fossero lì per il Santo Padre. Chiedono lumi e la conferma arriva dai colleghi di Crotone che li informavano della partenza del boss Grande Aracri per un suo ricovero presso il Policlinico Gemelli, su autorizzazione del Tribunale di Crotone. Venne così disposto un pedinamento e Villirillo infatti finisce in una sala d’aspetto, dove ad attenderlo c’è proprio Grande Aracri al quale «riferisce del suo operato e di quello degli altri accoliti», come venne in seguito riportato dagli investigatori. Un incontro sull’esito del quale si interessarono Gaetano Blasco, Nicolino Sarcone e Alfonso Paolini, tramite messaggi finiti nelle carte dell’accusa, che descrissero la tela del boss e l’importanza delle visite. —
E.L.T.
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