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Arte per battere il Covid Così i ragazzi del Matilde di Canossa studiano e si raccontano

Martina Riccò
Arte per battere il Covid Così i ragazzi del Matilde di Canossa studiano e si raccontano

La didattica a distanza diventa un modo per esprimere se stessi grazie all’idea della professoressa di disegno Erika Colaci 

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IL PROGETTO

Martina Riccò

La bellezza salverà il mondo? Forse, ma intanto si può unire l’utile al dilettevole. Deve averlo pensato Erika Colaci, professoressa di disegno e storia dell’arte al liceo Matilde di Canossa, che ha chiesto ai suoi studenti di mettere in scena dipinti famosi attraverso oggetti semplici o di uso quotidiano, come ha fatto il Getty Museum di Los Angeles riempiendo il web e i social di arte “anti-Covid”.

Abituata a usare un approccio laboratoriale anche prima dell’emergenza sanitaria, la professoressa Colaci ha chiesto ai suoi ragazzi di reinterpretare le opere d’arte studiate a scuola con fotografie artistiche, o meglio dei tableaux vivants. «La didattica a distanza pone di fronte alla difficoltà di trasmissione del sapere dal docente agli allievi – spiega – perché l’attenzione dei ragazzi può essere più bassa. Avendo già lavorato in classe sui tableaux vivants, perché la mia materia consente un approccio non solo teorico, ho pensato di riproporli in questa situazione. A scuola avevo guidato io gli studenti facendoli riflettere sulla scelta della luce, dei costumi, delle pose. Stavolta, invece, ho lasciato che fossero loro a scegliere cosa fare e come farlo».

La didattica è quindi diventata un “gioco”, e spesso ha visto il coinvolgimento anche di genitori e fratelli. «Sono stati i ragazzi a decidere quale opera interpretare: qualcuno ha scelto in base a un gusto estetico, molti perché l’opera in questione li riportava emotivamente alla situazione attuale. In questo modo sono anche riusciti a raccontare cosa stanno vivendo, e il compito è diventato una sorta di mezzo catartico».

C’è chi ha scelto di riprodurre il “Viandante sul mare di nebbia”, qualcun altro “Le due Frida”. E poi: “Le sorelle dell’artista”, “Galiziane alla finestra”, “Il figlio dell’uomo” di Magritte. C’è stato anche chi, chiedendo l’aiuto della numerosa famiglia, ha interpretato il “Quadro 1” di Mondrian: «Si sono vestiti di nero, giallo, blu e rosso. Molto divertente», commenta la prof. E poi ci sono rappresentazioni di gruppo, ottenute attraverso il fotomontaggio. «In questo modo – commenta la professoressa – i ragazzi sono riusciti a entrare nelle opere, raccontandosi. Molti di loro, infatti, hanno usato mascherine, boccetti di gel igienizzante, guanti; materiale che ci riporta a questo difficile momento che stiamo vivendo. Sono contenta che abbiano risposto con entusiasmo alle mie domande, e voglio ringraziarli: sono bravi, si impegnano molto anche con tutte le difficoltà della didattica a distanza, e soprattutto stanno resistendo chiusi in casa».

Tra le foto ricevute, anche quella di due dita che si sfiorano creando un ponte di energia tra un cellulare e l’altro. «Prof – ha scritto la studentessa – questa foto l’ho scattata alla mia mano e poi c’è quella della mia migliore amica che mi ha inviato su whatsapp. La prima cosa che faremo quando finirà questo incubo sarà prenderci per mano e abbracciarci, spero sia presto». «Lo spero davvero anche io», sospira la prof. —



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