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la battaglia legale  

Cura Italia, da Reggio pioggia di esposti contro Conte

Tiziano Soresina
Cura Italia, da Reggio pioggia di esposti contro Conte

Saranno una quindicina le ditte reggiane che avvieranno azioni in Procura a Roma Già depositata la denuncia da un’imprenditrice edile

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Un esposto è già stato depositato in Procura a Roma, ma è solo la punta dell’iceberg di una rabbia che monta fra le imprese reggiane – una quindicina intenderebbero muoversi legalmente entro questa settimana – con nel mirino il provvedimento emanato dal Governo e noto come “Cura Italia”.

Si tratta del decreto-legge del 17 marzo scorso (pubblicato il 29 aprile sulla Gazzetta Ufficiale) contenente una serie complessa di misure per fronteggiare l’emergenza legata alla pandemia da Covid-19. Decreto-legge che spazia su settori-chiave del Paese: potenziamento del sistema sanitario, la giustizia, il sostegno al mondo del lavoro, il finanziamento delle imprese. Disposizioni contestate dall’imprenditrice edile 49enne Cristina Meglioli – residente a Montefiorino (Modena) ma di fatto domiciliata a Casalgrande – che si è rivolta all’avvocatessa Erica Romani per poi inoltrare un articolato esposto alla magistratura inquirente di Roma in cui viene chiesto che si «accertino i fatti, valutando gli eventuali reati e, nel caso, procedere verso i responsabili nella messa in opera delle procedure relative alla misure contenute nel decreto “Cura Italia” e successivi”. Secondo quanto ricostruito dall’imprenditrice, tutto parte dal 31 gennaio scorso, cioè da quando «il Governo era stato messo a conoscenza dell’epidemia in arrivo, tanto da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale lo stato di allerta sanitario, ma non ha informato a dovere i cittadini – si legge nell’esposto – né le piccole imprese, né partita Iva in alcun modo, lasciando intendere che tutto fosse sotto il controllo del Governo stesso e non di particolare gravità. In tal modo non solo i cittadini non hanno potuto comprendere la reale gravità di quanto stava accadendo mettendo a rischio la loro stessa vita e quella dei propri famigliari, ma le imprese, gli artigiani, le partite Iva non hanno potuto rendersi conto di quanto stava per accadere e hanno continuato ad assumere obbligazioni, contrarre finanziamenti, mutui. A quel punto, come tristemente noto, milioni di italiani si sono trovati nell’impossibilità di approvvigionarsi economicamente».

È l’inizio dell’esposizione di una situazione drammatica, ripercorrendo puntigliosamente le limitazioni normative e le conseguenze nella vita dei cittadini e delle imprese italiane. Meglioli definisce il “Cura Italia” uno strumento giuridico «inadeguato e inadatto, senza forza di legge idonea per poter limitare e comprimere le libertà personali e commerciali costituzionalmente garantite».

Per l’imprenditrice il Governo «si è dimostrato e si dimostra inadeguato e irresponsabile e non è in grado di garantire i diritti previsti dalla Costituzione (si riferisce in particolare all’articolo 3 sul principio d’uguaglianza, ndr) che non ha avvertito i propri cittadini (pur essendone consapevole) della problematica sanitaria che si stava delineando». —

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