Dopo l’incendio ritorna in funzione la struttura di accoglienza per minori
A gestire la “Don Altana” è la Cooperativa d’Abramo. Il presidente Luigi Codeluppi: «Siamo pronti al ritorno dei ragazzi»
REGGIO EMILIA
Sta per rientrare in funzione la struttura di pronta accoglienza per minori “Don Altana” devastata da un incendio alla fine del 2018.
La cooperativa sociale Dimora d’Abramo, che la gestiva dal 1999 nella propria sede di via Normandia, nella zona di Cavazzoli, ha già presentato al Comune la richiesta di autorizzazione a riprendere l’attività nel medesimo immobile. Il calore e le fiamme avevano annerito le stanze e danneggiato gli impianti rendendo inagibile la struttura, ma ora la riparazione è sostanzialmente completata.
Nel giro di due mesi dovrebbe essere ricostituita questa comunità educativa, che accoglieva i quindici minori stranieri poi collocati in appartamenti gestiti dalla stessa cooperativa, dal Ceis e da un sodalizio della Val d’Enza. Intanto, però, devono essere compiute tutte le procedure previste dalla legge.
Il Servizio comunale Politiche di welfare e intercultura prende atto soltanto adesso della sospensione dell’attività dovuta all’incendio. Lo fa con un provvedimento firmato martedì scorso dalla dirigente Lorenza Benedetti, che fa seguito a una determina del 5 febbraio 2019 in cui si prevedeva il ripristino della struttura. La Dimora d’Abramo si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo dal 1991, quando avvennero i primi sbarchi dall’Albania. Negli anni Duemila sono subentrati gli afflussi dall’Africa. Negli ultimi tempi questi sono sensibilmente rallentati, ma la cooperativa accoglie attualmente 830 ospiti stranieri, oltre a quelli ospitati da altre organizzazioni. Fra questi si contano 27 minori non accompagnati. «Il diritto internazionale – spiega Luigi Codeluppi, presidente della Dimora – vieta che i minori siano rimpatriati, a meno che non si accerti l’esistenza nel loro paese di parenti pronti ad accoglierli. Quelli che abbiamo a Reggio sono stati destinati qui attraverso la Prefettura o sono arrivati autonomamente. In qualche caso vengono sistemati in casa di parenti immigrati precedentemente. Altrimenti sono inseriti in comunità educative. Noi agiamo tramite convenzioni con il Comune, che riceve dal Governo i finanziamenti o nella forma della rendicontazione o con tariffe variabili da 55 a 65 euro al giorno che servono per il vitto, l’alloggio e l’assistenza psicologica e formativa».
L’incendio della struttura di via Normandia non ha interrotto l’impegno a favore degli undici minori ospiti della comunità e dei quattro che vi erano inseriti in termini di pronta accoglienza. «Siamo ancora in attesa – riferisce Codeluppi – di conoscere l’esito delle perizie e delle indagini compiute in base a un’inchiesta della magistratura. Durante i lavori di riparazione integrale dei locali i ragazzi sono stati collocati altrove, ma ora siamo pronti a farli ritornare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google