In pensione Antonella De Miro il prefetto della svolta reggiana
Reggio Emilia, traguardo raggiunto il primo maggio per la donna simbolo della lotta alle mafie. Lascia la prefettura di Palermo, dove è giunta dopo 5 anni passati a Reggio
REGGIO EMILIA. Per Reggio Emilia è stata il prefetto dell’emergenza terremoto e della lotta alla ’ndrangheta. Per la politica, le istituzioni e i cittadini reggiani è stata colei che ha suonato la sveglia, dando il via al complesso processo di liberazione dalle mafie radicate nella società e nell’economia, diventando un simbolo messo nel mirino dalle cosche. Ecco perché il pensionamento dell’ex prefetto di Reggio, Antonella De Miro, poi prefetto di Palermo, viene accolto in Emilia con un abbraccio a distanza. A lei che è stata per cinque anni, dal 2009 al 2014, la donna che ha chiamato al suo tavolo sindaci e forze dell’ordine, agendo per quanto era di sua competenza sul territorio come portavoce dello Stato centrale.
Un’azione incisiva mai sperimentata nei decenni precedenti, che ha riportato al centro la figura del prefetto, solitamente visto come un retaggio del passato, con poche leve e guardiano della burocrazia statale. De Miro, siciliana che la mafia l’aveva vista fin da ragazza, aveva però trasformato quella burocrazia in un’arma per la legalità, facendo lavorare il tavolo interforze che tante interdittive antimafia ha prodotto, escludendo ditte in odor di mafia dal perimetro degli appalti pubblici, rimediando dei proiettili inviati per posta quale inequivocabile minaccia che ha fatto piombare Reggio Emilia nella realtà giudiziaria che sottotraccia stava maturando verso il maxi processo Aemilia contro la ’ndrangheta.
«Grazie prefetto De Miro, per il grande lavoro fatto a Reggio Emilia e non solo. Grazie perché Lei mi ha creduto, grazie per aver iniziato da sola questa battaglia alle infiltrazioni mafiose da noi. Senza la sua professionalità e tenacia non saremmo mai riusciti. La battaglia non è finita, ma non dobbiamo mollare», scrive il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, che molti spunti ha offerto negli anni rispetto ad appalti e imprenditori sospetti. Denunce che dalle orecchie dell’ex prefetto di Reggio Emilia hanno trovato ascolto. Fatto non scontato, viste le grane che derivano dall’impegno attivo per la legalità e soprattutto per le azioni antimafia in un nord che si credeva primatista nel contrasto.
«Reggio Emilia e non solo deve moltissimo al prefetto Antonella De Miro. Grazie di cuore per aver compiuto il proprio dovere senza mai chinare la testa. Un caro saluto dalle Agende Rosse di Modena» è uno dei tanti post che si trovano scartabellando i social. Quest’ultimo con la foto di De Miro che tiene in mano un mazzo di fiori mentre viene salutata dai carabinieri di Palermo. Dopo i cinque anni a Reggio il prefetto – partita con la scorta da Reggio – era stata promossa a Perugia, diventando poi il prefetto di Palermo. Un ritorno a casa: «È stato un onore servire la mia terra», ha dichiarato durante una delle tante interviste rilasciate in questi giorni di commiato. Infine la lettera con cui il prefetto di Palermo ha voluto salutare gli studenti di Palermo, dove dal primo maggio ha dismesso la carica dopo settimane intense legate alle azioni di contenimento nell’isola dell’epidemia di Covid-19.
«Voi portate sulle spalle il fardello di una storia pesante: le morti di tante, troppe vittime innocenti della mafia che hanno insanguinato le strade di questa città, che interrogano ogni giorno la nostra coscienza e che costituiscono il monito ad un impegno comune, perché questa città possa grazie a voi definitivamente diventare paradigma della libertà e del riscatto». Un riscatto avvenuto anche in Emilia, incardinato in quel lavoro di distinzione tra legami buoni e legami cattivi, tra attività lecite e illecite, tenendo sempre uno stretto contatto con le istituzioni locali, che dopo un breve smarrimento per la profondità e la gravità dell’analisi soprattutto dei fenomeni mafiosi, ha subito fatto quadrato attorno all’ex prefetto. Prova ne è il legame che De Miro ha sempre coltivato con Reggio, dove c’è da credere che tornerà viste le amicizie ormai inossidabili. Ma questa volta come turista, amica e cittadina onoraria di Reggio, onorificenza conseguita un anno fa come segno di riconoscimento per il lavoro svolto in nome dei reggiani.
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