Gazzetta di Reggio

Reggio

la mobilitazione 

In piazza Prampolini la protesta dei commercianti

Ambra Prati

La manifestazione nata su un gruppo Facebook è in programma  oggi pomeriggio alle 15  davanti al municipio  

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REGGIO EMILIA

«Scendiamo in piazza per i nostri diritti, in primis quello del lavoro. Chiunque voglia unirsi a noi è il benvenuto». Questo il messaggio lanciato da Hermes Ferrari, coordinatore della pagina Facebook “Tutti in piazza contro il Governo Conte”, che ha fatto man bassa di consensi sul web raccogliendo quasi 700 iscritti.

Oggi pomeriggio il movimento apolitico nato sui social si riunirà in piazza Prampolini, alle 15, per una manifestazione davanti al municipio di Reggio Emilia. La pagina Fb riporta la foto di Giuseppe Conte con il naso di Pinocchio «perché finora ci ha raccontato solo balle – ha proseguito Ferrari –. Oggi apprezzeremo se qualche rappresentante dell’amministrazione vorrà ascoltarci, ma l’obiettivo è far sentire la voce delle numerose persone messe in ginocchio dalle chiusure forzate. Riesumando la libertà di dissenso chiediamo al Governo che si possa aprire quelle attività che non comportano rischi per la salute, ad esempio negozi di abbigliamento, di scarpe, di elettrodomestici: basta che entri un cliente per volta».

Ferrari è partito dalla sua esperienza personale. «Ho 50 anni, con mia moglie Kristina Mironova gestivamo un ristorante a Campogalliano; abbiamo deciso di cederlo per aprirne un altro a Reggio, più vicino a casa. Abbiamo firmato il contratto, depositato l’acconto da 90mila euro e acceso il mutuo, con rate da 2mila euro al mese». Ma proprio in quel momento è scoppiato il Covid-19 e così «non siamo riusciti ad aprire. E ci siamo ritrovati con il mutuo da pagare, non sospeso perché era appena stato attivato. L’ex titolare ci ha chiamato per venirci incontro: lo apprezzo, per carità, ma a me interessa lavorare».

Non va meglio per la nipote di Ferrari, Barbara Casoni, titolare del negozio di abbigliamento a Scandiano “Mi fido di te”. «È un negozio grande e Barbara aveva appena fatto rifornimento di abiti primaverili (per 100mila euro) che ora dovrà svendere, chissà quando. Intanto deve pagare i fornitori. Lei è davvero giù di morale, ripete sempre: “almeno avessi la possibilità di far entrare un cliente per volta”».

Tra gli iscritti al gruppo, Ferrari riferisce di un parrucchiere venuto dal Sud per avere un futuro migliore che ha aperto un anno fa impiegando tutti i suoi risparmi. «Voleva darsi fuoco in negozio, lo abbiamo convinto a desistere dal gesto estremo – ha spiegato Ferrari –. Il problema è che gli esercenti sono stati lasciati senza alcun aiuto. Anche i famosi 25mila euro: a parte il fatto che è un prestito da restituire, da un sondaggio tra gli iscritti è emerso che la maggioranza deve ancora ricevere una risposta mentre una decina hanno ricevuto un diniego. Facile vietare, meno facile dare un supporto concreto per saldare almeno le utenze: invece il nulla».

A coloro che pensano che la partita riguardi solo gli esercenti Ferrari replica: «Riguarda tutti. Sono contento per quelli che oggi torneranno a lavorare, ma se non si rimettono in moto i consumi perderanno il lavoro anche loro». Manifestazioni simili si sono già svolte in altre città. Perché a Reggio no? «Non saprei, forse perché qui si stava bene finora. Voglio però sottolineare che le associazioni di categoria, oltre a fornire informazioni contraddittorie, hanno sconsigliato ai loro associati di manifestare. Non fatevi intimidire. Lottate». —



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