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Questione di fisica: la politica si restringe, il vescovo s’allarga

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Negli anni e con i fatti il vescovo va supplendo la politica reggiana, dove la politica non arriva o ha smesso di arrivare: solidarietà, carità, pasti caldi, accoglienza, gesti decisivi, appelli forti e generali alla concordia e alla ricostruzione. Con parole chiare e autorità. Dal canto loro diversi politici eletti non tollerano che il vescovo vada oltre il suo ruolo “clericale”: benedizioni, cresime, messe cantate. Essi hanno dunque una visione gessificata anche della Chiesa tradizionale o tradizionalista. Che corre. E spiego il perché: il vescovo, milanese di Comunione e Liberazione, a Reggio dal 2012, era ritenuto una sorpresa d’uomo, pastore d’anime, perché immediatamente inserito nell’ecosistema sociale locale, rispettoso, còlto e soft. Finché le circostanze non hanno proiettato l’attività di Camisasca nell’ambito del “facere” (fare.. sbrigatevi, datevi una mossa, o lo faccio io). L’ha fatto. Credo che la vicenda di cui diamo conto oggi sia stata originata dall’appello del vescovo per il progetto di ricostruzione subito. La Gazzetta ha pubblicato il documento il 5 aprile e da allora numerosi sono stati interventi, adesioni, proposte (anche oggi). Ciò avviene in assenza di un’autorità che coordini il territorio e sia laica. Ad esempio l’ente Provincia non ha trasmesso alcuna prova in vita. Oppure l’ha data: è in disaccordo sull’iniziativa del capo della diocesi?

Poi è successo che il consigliere comunale di Forza Italia Bassi ha strumentalizzato-impacchettato l’appello vescovile in una mozione. Che ha raggiunto l’obiettivo: raggrumare le destre e far dire al Pd “io non voto”… Con tante giustificazioni nei titoli di coda, del tipo che c’entra il vescovo col municipio, Camisasca non si tira per la giacchetta, non è un documento da far virare in politica. Negando che vi fosse contrasto fra i Pd cattolici e i Pd laici. C’era. Eccome se c’è.

Altro indizio del dissidio sottotraccia, inespresso, com’è tipico qui a Reggio, è nelle parole di Camisasca sull’auspicato ritorno delle messe “con il popolo”. Per sostenere il protocollo delle celebrazioni liturgiche al tempo del coronavirus, commissionato dalla diocesi reggiana e fatto proprio dalla Cei, il vescovo ha invocato l’articolo 7 delle Costituzione, quello che sancisce la libertà di culto. Addirittura. Camisasca aveva detto: “Abbiamo vissuto un periodo di emergenza, e ora ne stiamo uscendo. Stiamo attenti a non toccare ciò che volle Togliatti: l’articolo 7 della Costituzione, che riconosceva i Patti Lateranensi”. A seguire le parole di Bergoglio che ha stoppato la Cei reclamando prudenza e osservanza delle misure. Perché Togliatti? Un segnale agli ostici laici di sinistra che hanno radici nei dintorni di Palmiro?

Questo non è retroscenismo. Ma una lettura dei fatti. Il documento dei nove consiglieri comunali di maggioranza chiude il cerchio: “Siamo in pandemia, bisogna ascoltare i medici, non la Cei ”. Anche loro, senza un referente, hanno libertà di culto. —

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