Allontanato dalla casa familiare cerca di rientrare e lo arrestano
Il 26enne si difende in aula («Volevo prendere i vestiti») ma il giudice non gli crede e lo tiene dentro
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
Da gennaio il rapporto fra due conviventi entrambi disoccupati – lui è un ghanese di 26 anni, lei una reggiana di tre anni più giovane – era diventato a dir poco problematico.
Una situazione familiare divenuta talmente esplosiva fra marzo ed aprile che la Procura è arrivata a chiedere una misura cautelare nei confronti del compagno, accusandolo di maltrattamenti, lesioni e uso indebito di una carta di pagamento. E il gip Luca Ramponi ha poi emesso il divieto di avvicinamento alla compagna (il 26enne deve stare almeno ad un chilometro di distanza). Una vicenda che ha come vittima pure il figlio minorenne della coppia, quindi per tutelarne la privacy non forniremo elementi per far individuare il nucleo familiare.
La misura cautelare ha avuto i suoi effetti sino al 30 aprile, poi la situazione è nuovamente degenerata, perché il ghanese per ben tre volte si è presentato a casa della compagna. In un paio di occasioni si è limitato a suonare il campanello, non ottenendo risposta. Un avvicinamento illecito, comunque in quei due casi non sono stati presi provvedimenti. Ma sabato è andato decisamente sopra le righe, perché ha tentato di forzare una tapparella per entrare in casa. Una mossa che non è sfuggita alla convivente che non ha esitato a chiamare la questura. Una segnalazione che non ha sorpreso i poliziotti, in quanto ben conoscono cosa sta avvenendo fra quelle quattro mura da un po’ di mesi a questa parte. Un intervento rapido e gli agenti sorprendono il 26enne proprio mentre sta tentando di introdursi nell’abitazione.
È perciò scattato l’arresto per continuità nei maltrattamenti. Due giorni dopo – cioè ieri mattina – l’arrestato ha affrontato due distinti momenti giudiziari, sempre difeso dall’avvocato Angelo Russo.
Nella convalida dell’arresto ha spiegato che ha violato il divieto di avvicinamento per necessità, in quanto voleva recuperare degli effetti personali, non potendo continuare a girare con gli stessi vestiti da giorni. Una motivazione che non ha convinto il giudice Simone Medioli Devoto. Infatti il magistrato giudicante ha avallato la richiesta della misura cautelare in carcere avanzata dal pm onorario Laura Piemonti (il difensore aveva chiesto una misura meno afflittiva). Se ne riparlerà, a processo, il 26 maggio. A seguire l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Ramponi legato all’iniziale misura cautelare: in quest’ambito il ghanese si è avvalso della facoltà di non rispondere. —
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