Gazzetta di Reggio

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IL RICORDO DI DUE EX ALUNNI 

«Cara Maestra lasci segni indelebili nei nostri cuori»

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QUATTRO CASTELLA

«Il 22 aprile, il giorno dedicato alla Terra, se ne è andata la maestra Maria Luisa Violi, per noi alunni “la Maestra”. Un titolo che non si può dare a tutti, evidentemente, ma che a lei si addiceva benissimo, visti i segni indelebili che è stata in grado di tracciare nelle menti e nei cuori dei tanti alunni che hanno avuto la fortuna di essere stati suoi studenti». Così la ricordano i suoi ex alunni Gianna Borciani e Daniele Zani.

«La Maestra amava la vita, in tutte le sue forme di espressione più alta: nei suoi lunghi decenni di insegnamento (iniziato nel 1967 a Castagneto di Ramiseto, poi a Puianello, dove è rimasta per tanti anni, fino alla pensione) ha saputo trasmettere ai bambini la curiosità per le civiltà passate, la sensibilità per la poesia, l’amore per la cultura in generale, nonché per gli animali e per tutto il Creato, testimoniando in prima persona, oltre alla passione per la scuola, anche l’impegno per la propria comunità. Pur avendo cessato di insegnare, infatti, ha continuato a seguire ragazzini in difficoltà nello studio o che necessitavano di prima alfabetizzazione, mantenendo vivo l’entusiasmo che la animava nell’insegnamento e la convinzione di svolgere qualcosa di buono. Era molto attiva in paese, nella sua cara Quattro Castella, dove seguiva da vicino le iniziative legate al castello di Bianello, così come le conferenze di argomento storico-naturalistico dell’Università popolare. E’ stata poetessa – forse lei si sarebbe chiamata prima di tutto così – perché nel suo spirito scorreva una sensibilità fuori dall’ordinario, che la portava a sentire nella Natura segni e presenze invisibili ai più, ma che lei era in grado di rievocare attraverso versi struggenti e potenti che meriterebbero di non essere dimenticati. Ha scritto poesia per anni (e lo ha insegnato anche a noi bambini, facendoci vincere tanti concorsi nazionali!), pubblicando regolarmente le proprie poesie sull’Antologia dei poeti e scrittori reggiani “Un poco di noi” e, ultimamente, dando alle stampe anche raccolte di poesie e racconti che rievocavano atmosfere e luoghi della sua giovinezza, ma senza trascurare riferimenti attuali legati al tempo presente».

«Memorabili rimarranno le gite scolastiche organizzate con le famiglie (si concludevano immancabilmente al mare, con la torta fatta da qualcuno di noi), le visite ai castelli e alle mostre artistiche, la ricerca dei fossili nei prati vicino a scuola durante uscite improvvisate sul momento (noi alunni avevamo la sensazione di essere chiamati ogni volta a partecipare a qualcosa di bello e di importante), gli incontri con gli esperti, il museo creato in classe, i pomeriggi in cui ci spalancava le porte di casa sua per darci la merenda o per regalarci dei libri».

«Ricordava ciascuno dei nostri nomi e di ciascuno si informava regolarmente circa i progressi negli studi o nel lavoro (ha presenziato anche ad alcune lauree dei suoi studenti più bravi). Ha pianto con noi quando qualcuno della nostra generazione ci ha prematuramente lasciato, ha gioito dei nostri successi. Ci ha trasmesso la capacità di commuoverci di fronte a un tramonto, il dovere di soccorrere un animale, la necessità di rispettare e amare la Natura, l’importanza di essere tenaci quando serve (chiamava alla cattedra i bambini fino a quando non avessero imparato a leggere, perché, diceva, “nella vita non dovete farvi fregare”)».

«Siamo convinti che, se avesse potuto scegliere il giorno del proprio commiato, avrebbe senz’altro prediletto il 22 aprile, il giorno della Terra, perché l’ha amata così tanto – in tutte le occasioni che l’esistenza le ha dato per esprimere la sua sensibilità e pur dichiarandosi lei un’inguaribile pessimista, come il suo amato Leopardi – che solo in questa giornata sarebbe stato per lei appropriato salutarla e fare rotta verso il cielo. Del resto, come ha scritto lei stessa rievocando i primi anni di insegnamento sulla montagna reggiana, “lassù (sulle montagne) regna ancora l’armonia tra le cose e le persone; lassù si è più vicini al cielo”. Fa’ buon viaggio, Maestra, verso quel cielo al quale tendevi così di frequente nelle tue poesie. Noi non ti dimenticheremo». —

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