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Le professioni al tempo del coronavirus 

«L’annuncio del 4 maggio ha fatto tornare i clienti»

Enrico Lorenzo Tidona
«L’annuncio del 4 maggio ha fatto tornare i clienti»

All’autofficina Monticelli serrande sempre alzate: «Serviamo i mezzi di soccorso Ora la gente che deve tornare a lavorare ci chiama per l’auto rimasta in panne»

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

Non hanno mai abbassato la serranda. Non potevano anche perché, oltre ad essere un’autofficina, sono il riferimento per le riparazioni e i cambi gomme di mezzi di soccorso, ambulanze, autobare e così via. Un servizio, il loro, considerato essenziale ma non per questo non colpito dal crollo dei clienti, come ci raccontano dall’autofficina Monticelli di Reggio, a Rivalta, dove il lavoro in questi giorni è però tornato quasi a pieno regime. «Inizialmente abbiamo dovuto mettere i ragazzi in cassa integrazione all’inizio» racconta Maura Malagoli mentre è indaffarata nel suo ufficio ricavato nell’officina per auto di via Ricardo. «Abbiamo sempre assicurato però un minimo di servizio, senza sapere bene cosa sarebbe poi successo con questa emergenza. Facciamo anche il recupero dei mezzi e fino a prima di Pasqua c’erano state delle richieste ma sicuramente meno rispetto al lavoro solito. Del resto c’erano poche macchine in giro con la chiusura delle attività. C’è chi ha bisogno perché deve fare la spesa ma gli si è fermata la macchina. Lì siamo intervenuti per forza, mentre servizi come il tagliando dell’auto sono stati tutti rimandanti».

Poi, però, c’è stata una svolta, segnata quando il premier Conte ha annunciato che dal 4 maggio venivano allentate le misure di isolamento e molte altre imprese riaprivano i battenti. «Diciamo che da qualche giorno il lavoro è ripreso a pieno ritmo e siamo tornati tutti in officina perché ora abbiamo molto da fare. Questo perché tanta gente aveva lasciato le macchine ferme, che ora non funzionano più, anche per una banale batteria scarica. Molti altri chiamano per il cambio gomme, visto che sono rimasti con quelle invernali e dovevano mettere su quelle nuove».

Il lungo fermo imposto agli spostamenti ha comportato uno slittamento in avanti di molti servizi richiesti alle autofficine, che dovranno ora riassorbire la mole di lavoro accumulatasi in questi ultimi due mesi.

Ma anche dal meccanico non possono mancare le misure di sicurezza, che sono state recepite con l’avvio dell’emergenza. Da una parte c’è stata infatti l’esigenza di lavorare – mentre molti altri sono dovuti rimanere a casa e rischiano con la crisi – dall’altra di ripensare agli spazi e alle modalità di lavoro in officina e rispetto al rapporto con la clientela.

«Noi alla fine abbiamo sempre lavorato e a 360 gradi – spiega Luigi Monticelli, titolare dell’autofficina – anche perché serviamo la Croce Verde e la Croce Rossa. Ora siamo tornati al lavoro tutti e nove. Abbiamo molte auto in panne che richiedono un intervento, ma per il resto non ci sono grandi problematiche».

Ad essersi fermato, però, è stato un intero settore legato all’auto, con riduzione anche delle forniture di pezzi di ricambio che alle volte hanno messo in crisi anche gli autoriparatori. A controbilanciare la situazione è stata la caduta delle richieste di intervento, con il parco mezzi anche del grande trasporto che si è fermato per quasi un mese. «Fortunatamente io ho un magazzino ricambi abbastanza fornito e siamo riusciti a fare fronte alle nostre necessità» spiega Monticelli, che a sua volta ha a che fare con un cambio epocale per quanto riguarda il rapporto con i clienti.

Un rapporto solitamente schietto, basato spesso sulla conoscenza di lungo periodo, ma che vede ora insidiarsi una certa dose di diffidenza dovuta chiaramente al rischio di contagio. «Noi solitamente lavoriamo distanti l’uno dall’altro – spiega – ho sette ponti sui quali vengono montate le auto. Noto però che c’è tensione e un po’ di paura tra la gente. È una situazione un po’ strana. C’è anche chi ha paura di perdere il posto di lavoro ma io lavoro da una vita e devo dire che, per chi vuole rimboccarsi le maniche, le opportunità credo che non mancheranno». «Il rapporto in officina con i clienti è cambiato – conferma Maura Malagoli – i clienti vengono solo su prenotazione e abbiamo al massimo due persone dentro. Di più non ne tengo di clienti. Gli altri devono aspettare. Ma per il resto possiamo dire che poco è cambiato e per fortuna da lavorare non ci manca». —

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