Gazzetta di Reggio

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IL CORDOGLIO

La maestra Violi stava scrivendo racconti dedicati al suo paese

MAURO GRASSELLI
La maestra Violi stava scrivendo racconti dedicati al suo paese

Pochi giorni prima della morte ne aveva dedicato uno ai gestori della storica tabaccheria di piazza Garibaldi

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QUATTRO CASTELLA

La scomparsa della maestra Maria Luisa Violi, avvenuta il 22 aprile scorso, ha liberato nell’aria una nuvola di ricordi: quelli dei suoi compaesani, ma soprattutto quelli dei suoi ex alunni, che sono tantissimi, dal momento che ha insegnato a diverse generazioni di ragazzi: all’inizio della carriera in montagna, poi per decenni a Puianello. Alunni che le sono rimasti sempre legati, così come lei era legata a loro. Lo attestano, ad esempio, le lettere che lo scorso anno la maestra ha inviato alla Gazzetta per ricordare due suoi ragazzi morti prematuramente: il 4 gennaio 2019 è stato pubblicato il testo dedicato a Fabio Albertini Bettuzzi, 37 anni, che iniziava così: «Caro Fabio, non ho fatto a tempo a ringraziarti di nuovo per quanto mi hai trascinato l’auto, che era finita nel fosso adiacente al negozio Ferrarini di Puianello. Tu passavi da lì, m’hai visto e ti sei fermato subito. Perché eri altruista, generoso e sempre ottimista. Scusa se non son venuta a trovarti nella piccola azienda che avevi creato, me ne rammarico tanto, ma poi m’ero ammalata».

Il 28 dicembre scorso la pubblicazione della lettera dedicata a Corrado Tartaglia, 42 anni. «Caro Corrado – iniziava – non ti scrivo perché ti sei allontanato da noi, ma perché ti sento vicino, come quando ci incontravamo alle feste di Puianello o ci sedevamo allo stesso tavolo nelle cene che tu organizzavi. Era per me un’emozione stare con te e il gruppo di una classe che è rimasta molto unita e che ti ammirava per il coraggio, l’altruismo, l’equilibrio, la serenità che sapevi trasmettere. Non ti dimenticheremo perché ti sentiremo vicino, certi che ci aiuterai e ci proteggerai. Ricordi quando mi venisti a salutare dalle grate di quella stanza ove mi trovavo in isolamento per lo iodio radioattivo? Attraverso il tuo sorriso, ripresi contatto con la vita e i suoi aspetti migliori».

Maria Luisa Violi era appassionata di letteratura, poesia e teatro. Una volta andata in pensione, ha continuato l’attività alle scuole medie di Quattro Castella, a titolo volontario, come insegnante di “italiano lingua 2”, per i ragazzi di origine straniera. In questi mesi stava scrivendo racconti dedicati al suo paese. Eccone uno recentissimo, datato 16 aprile, diffuso nei giorni scorsi su Facebook assieme a tanti messaggi di cordoglio e ricordi affettuosi. Si intitola “Checco e la sua tabaccheria”.

«C’era una volta... una vecchia tabaccheria situata in piazza Garibaldi al primo piano, ma con tre gradini da scendere. Il negozio sembrava piccolo, ma in antiche vetrine e un lungo bancone di gran pregio conteneva un po’ di tutto: dagli alimentari ai tabacchi e a tante caramelle, mentine, “sughini” e rotelle di liquirizia. Il proprietario, Francesco Fontana, detto Checco, la dirigeva dal 1936 al 1985 con la famiglia: la moglie, una signora dolcissima e schiva, lo aiutava nella vendita e la sorella Adelaide lavorava in cucina. Aveva tre figli: Marisa che lavorava in negozio, Alberto e Gigi che studiavano. Checco era vestito in modo particolare: indossava un grembiule nero, lungo come un camice. Era alto, magro, con gli occhi penetranti e attenti a che non rubassero niente. Teneva sempre uno straccio in mano: lo usava per spolverare non tanto la polvere, ma i conti scritti col gesso sul banco. Il legno era la sua lavagnetta. Quando sentiva arrivare un temporale metteva in moto tutti per aprire le grate, onde evitare che l’acqua entrasse in negozio (cosa che succede tutt’ora).

Episodi. Una volta una mia amica entrò in tabaccheria per acquistare un astuccio portamatite, pastelli, penne e pennini (perché fino agli anni 60 si scriveva col pennino intinto nell’inchiostro). Disse a Checco che non lo aveva trovato in nessun negozio e lui svelto: ma bimba dovevi venire da me, non sai che io ho tutto? Lei pagò uscendo con un sorriso. Un’altra amica chiese 5 mentine ma ne uscirono 6, allora lui ne tolse subito una per la paura di un furto.

Finale. Quando ricordiamo Checco Fontana, tutti rivediamo quello straccio sempre in volo e lo consideriamo come un simbolo di magia che racchiude una vita e per noi un’immagine lieta che ci stacca dal reale e ci fa sempre sorridere».—

MAURO GRASSELLI

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