Si chiama Carezza l’ultimo Lambrusco nato in casa Medici
REGGIO EMILIA
Un Lambrusco Sorbara prodotto col nobile metodo classico destinato alla distribuzione moderna. Si chiama Carezza ed è il nuovo nato in casa Medici Ermete. «L’idea nasce da uno studio di mercato che abbiamo realizzato – racconta Alessandro Medici che sta seguendo le orme di papà Alberto e nonno Giorgio – e da cui è emersa una mancanza relativa ad un metodo classico di Lambrusco nella grande distribuzione organizzata. Quindi abbiamo deciso di colmare quel vuoto creando un metodo classico di Lambrusco per quel canale con un prezzo moderato e accessibile a tutti, che però possiamo considerare leggermente superiore alla fascia Lambruschi di prezzo medio prodotti con metodo charmat (in cui la fermentazione avviene in autoclave)». «Il metodo classico, invece – prosegue Medici – è il più nobile nella produzione delle bollicine, utilizzato anche per Champagne e Franciacorta. La tipologia del Sorbara si presta molto bene al metodo classico per via della sua acidità molto vicina a quella dello champagne. Quello che abbiamo scelto per Carezza è un metodo più breve rispetto agli altri (12 mesi), per i quali la fermentazione dura due o tre anni. La scelta nasce dalla nostra intenzione di offrire un prodotto importante, ma allo stesso più fresco. Proposto per la distribuzione moderna, ovviamente selezionata, il primo Lambrusco metodo classico per il grande pubblico».
Quanto alla bottiglia, la scelta è stata ispirata ad un elemento di eleganza. Il risultato è una bottiglia dalla pancia ampia stile champagne e abbastanza pesante, dovendo mantenere la pressione del metodo classico. Prosegue Medici: «Per via della sua acidità importante e della capacità di sgrassare il palato, il Lambrusco è uno dei vini più gastronomici e versatili che abbiamo in Italia (e nel mondo). Come tale si presta a tutta la cucina emiliana e non solo». Sul nome prescelto, Medici aggiunge: «Sappiamo infatti come il vino dia non solo appagamento, ma anche una sensazione fisica, oltre ad essere un nutriente. Volevamo trasmettere questa sensazione in un gesto, così abbiamo scelto un nome che avesse un richiamo anche fisico». L’etichetta presenta una parte di texture con puntini e linee in rilievo, che vogliono ricordare il letto di un fiume. «È il fiume Secchia i cui territori sabbiosi con una parte di limo conferiscono grande acidità e grande freschezza al prodotto. Abbiamo voluto ricordare la provenienza in questo modo», conclude Medici. —
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