Dalle operaie reggiane parte un appello «Rischiamo di essere troppo penalizzate con la riapertura ma senza aiuti concreti»
Le fabbriche aperte, ma le scuole ancora chiuse preoccupano le donne della Fiom-Cgil di Reggio Emilia. In un ordine del giorno approvato dall’assemblea generale del sindacato (andata in scena il 29 aprile), le lavoratrici metalmeccaniche sollecitano infatti misure per aiutarle a conciliare il rientro al lavoro e la famiglia. «Prendiamo atto dell’orientamento suggerito dalla comunità scientifica nel rimandare la riapertura delle scuole, ma siamo molto preoccupate degli effetti e delle ricadute sull’occupazione femminile se questa strada non prevederà un percorso parallelo di sostegno ai minori, agli studenti, alle famiglie ed in particolare alle donne», si legge nel documento sindacale. «È infatti argomento noto - prosegue l’ordine del giorno - che i carichi familiari di cura verso i figli, i disabili e gli anziani ricadano ancora quasi esclusivamente sulle spalle delle donne e che questo avveniva anche prima della diffusione del coronavirus». A questo proposito, dicono, «riteniamo insufficienti gli strumenti proposti fino ad ora: non bastano 15 giorni di congedo parentale o bonus una tantum per baby sitter. Significa solo procrastinare il problema di qualche settimana, anche perché il protrarsi del distanziamento ha annullato (per chi lo aveva) il supporto e il sostegno dei nonni non conviventi».
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