Il Cavallino nel 2020 lancerà sul mercato due nuovi modelli
MARANELLO
L’effetto coronavirus colpisce anche un’icona del lusso made in Italy come Ferrari. La casa di Maranello taglia infatti le stime di vendite e profitti per quest’anno. Così, «a causa degli attuali vincoli e incertezze», Ferrari prevede nel 2020 ricavi netti fra 3,4 e 3,6 miliardi rispetto alle prime previsioni che parlavano di 4,1 miliardi, con un ebitda adjusted fra 1,05 e 1,20 miliardi in calo sul previsto 1,38-1,43 miliardi, un ebit adjusted a 0,6-0,8 miliardi (da 0,95-1 miliardi), un utile diluito adjusted per azione 2,4-3,1 per azione (da 3,90-3,95 per azione), un free cash flow industriale 0,1-0,2 miliardi (da maggiore o uguale a 0,4 miliardi).
Ferrari è colpita, ma, a differenza delle case automobilistiche tradizionali, non affondata. Il brand del Cavallino ha una forza intrinseca capace di reggere anche agli effetti perversi della pandemia. Ne è convinto Louis Camilleri. «Non siamo immuni agli shock dell’economia, ma siamo più resistenti, questa crisi lo dimostrerà – dice l’amministratore delegato della Rossa in conference call con gli analisti – Tutto sommato siamo relativamente in buona forma, in particolare per quanto riguarda il nostro core business, e in grado di resistere a una recessione prolungata. Abbiamo preso le misure appropriate per affrontare questa crisi in un modo che alla fine ci renderà più forti».
Sicuramente un atto di fiducia sulla forza della società è la conferma che Ferrari presenterà entro l’anno i due nuovi modelli annunciati per il 2020. «A causa del Covid-19 avremo un ritardo della presentazione – dice Camilleri – Ma comunque sarà entro l’anno». Non solo. Secondo l’ad del Cavallino, l’ibridizzazione dei modelli costituirà la chiave del successo di Ferrari in Cina. La SF90 Stradale è il primo passo in questa direzione. E poi il Purosangue: «Sarà fondamentale». La Ferrari, che sta riavviando i suoi siti di Maranello e Modena e prevede di raggiungere la piena produzione l’8 maggio, è reduce da un 2019 eccezionale nel corso del quale ha presentato ben cinque nuovi modelli, tra cui la Roma Coupé con un motore da 620 cavalli montato nella parte anteriore centrale, e ha superato la soglia storica delle 10 mila auto vendute. Maranello ha 400 fornitori diretti, più dei due terzi hanno sede in Italia, molti nelle regioni più colpite dal virus, Lombardia e Piemonte. «Monitoriamo tutti i fornitori che potrebbero trovarsi in difficoltà – rassicura Camilleri – per assisterli direttamente o indirettamente».
Nonostante i blocchi, Maranello ha aumentato le consegne nel primo trimestre del 4,9% a 2.728 unità. La casa del Cavallino, presieduta da John Elkann che è anche presidente e amministratore delegato della controllante Exor, holding della famiglia Agnelli, registra nel primo quarto dell’anno utili rettificati al lordo di interessi, imposte e ammortamenti per 317 milioni di euro, rispetto alle stime degli analisti di 321,3 milioni di euro. Le vendite sono state pari a 932 milioni di euro, al di sotto della stima di 946,1 milioni.
Alla fine a influenzare negativamente i conti 2020 sarà soprattutto la Formula 1. «Il calendario – ricorda l’ad – prevedeva 22 gare. La Fia e il Formula One Group prevedono ora un massimo di 18 gare, molte senza pubblico. Ciò implica una drastica riduzione delle entrate generate dai diritti commerciali e delle commissioni di sponsorizzazione, le nostre due principali fonti di entrate. Anche se l’impatto negativo su ricavi e utili della Formula 1 non è facile da digerire, la buona notizia è che le perdite saranno limitate al 2020». Stesso discorso per le attività di diversificazione del marchio che subiranno una significativa riduzione delle entrate per le mancate royalty a causa del drastico calo delle attività di negozi, musei e parchi. —
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