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Imprese, il 90% lavora «Non tutte hanno ripreso ancora a pieno ritmo»

E.L.T.
Imprese, il 90% lavora «Non tutte hanno ripreso ancora a pieno ritmo»

Sono oltre 26.000 quelle riaperte il 4 maggio: quasi 190mila lavoratori coinvolti Scialla (Uilm): «Solo con la piena occupazione si capirà la tenuta della distanza» 

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REGGIO EMILIA

«Per testare il rispetto della distanza sociale nei luoghi di lavoro, bisogna che le aziende si avvicinino al ritorno completo dei loro dipendenti. Solo così sapremo se e come valgono regole e soluzioni». La piena occupazione nelle aziende non è certo tornata ai livelli pre-Covid ma è salita finora al 90% la quota di aziende della provincia di Reggio Emilia che ha sostanzialmente riaperto. Una percentuale raggiunta il 4 maggio in forza dell’allentamento delle misure restrittive a carico delle attività d’impresa. Sono così ripartite le attività produttive e industriali, quelle del settore manifatturiero e quello edile, insieme a tutte le attività all’ingrosso, consentendo una maggiore integrazione delle filiere che erano già state interessate dai decreti precedenti. Le imprese che hanno riaperto lunedì - come rileva l’indagine dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio - si sono aggiunte alle aziende che già stavano operando. «Il dato aggiornato lo avremo verso fine settimana - spiega Jacopo Scialla, segretario della Uilm-Uil di Reggio - Il vero 100% lo vedremo eventualmente da inizio settimana in poi. Vedremo cioè se ci sarà o no, anche perché non c’è ancora chiarezza nelle imprese produttive sul futuro dei mercati. In alcuni casi si rischia di ripartire per poi rifermarsi».

RITORNO GRADUALE

Attualmente, dunque, sono più di 58.600 le localizzazioni economiche insediate sul territorio reggiano che, anche se in modo graduale, possono svolgere la propria attività. Gli addetti interessati sono quasi 190.000, prevalentemente dipendenti, ma in un caso su cinque sono titolari o soci dell’impresa stessa. La parte del leone a Reggio la fa sempre la metalmeccanica in quanto ad addetti. Entrando nel dettaglio delle attività economiche, sono oltre 11 mila le unità locali della provincia di Reggio Emilia che svolgono attività nel settore delle costruzioni, con oltre 23.000 addetti; sono poi quasi 9 mila le unità locali del settore manifatturiero e della trasformazione industriale, attività nelle quali sono impiegati quasi 75 mila addetti. «Le grandi fabbriche erano già ripartite dopo un primo periodo di chiusura - spiega Scialla tra una riunione e l’altra, collegato via web con i rappresentanti delle aziende - Walvoil, ad esempio, è ripartita ma è verso il 70%. La stessa Argo Tractors non è ancora al 100%. Certo è che più si riempiono le aziende e più possiamo fare un test reale sul rispetto degli spazi comuni, come spogliatoi e mense, e sulla reale tenuta dell’economia sulla base degli ordini».

COMMERCIO A RILENTO

Mentre la voce degli industriali reggiani si è fatta più fievole nelle settimane grazie alle deroghe per la ripartenza, quella dei commercianti si è fatta più grossa, con richiami per anticipare la riapertura degli esercizi i piccolo taglio. Anche da quella filiera dipende il commercio all’ingrosso che coinvolge più di 5.000 unità locali e 12 mila addetti. A queste attività vanno aggiunte circa 1.700 unità locali che svolgono sia il commercio all’ingrosso e al dettaglio di autoveicoli e motocicli che la riparazione degli stessi. Fra gli esercizi che hanno potuto riaprire, ci sono circa 4.000 unità locali che svolgono attività di ristorazione, come le gelaterie e le pasticcerie, ma i prodotti commercializzati non potranno essere consumati all’interno. Sempre relativamente al commercio al dettaglio, che comprende oltre 6.000 unità locali, sono più di 1.500 attività che non hanno ancora potuto riaprire i battenti. Infatti, i negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità rimangono ancora temporaneamente chiusi al pubblico, ma possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio.

IL NODO MERCATI

Il comune di Scandiano ha fatto da apripista due giorni fa in regione con la riapertura del mercato cittadino. Un test promosso a pieni voti, che verrà replicato via via negli altri comuni, con precedenza alla vendita di alimentari. Ma sono circa 600 gli ambulanti reggiani che commercializzano prodotti non alimentari, un comparto che occupa più di 700 addetti: in quattro casi su cinque sono i titolari dell’attività. Sono invece 14mila le attività economiche aperte che riguardano i servizi, in particolare quelli rivolti alle imprese, con oltre 11 mila unità locali e più di 40.000 addetti, mentre l’agricoltura comprende oltre 6 mila unità locali nelle quali sono impiegati più di 7 mila addetti. —

E.L.T.

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