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La Ferrari torna in pista per battere il virus

Gianluca Pedrazzi
La Ferrari torna in pista per battere il virus

Lunedì sono stati riaperti i cancelli nell’azienda di Maranello: dai test a tappeto a maniglie speciali a tutela dei dipendenti

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MARANELLO

Benvenuti nella Formula Virus, tra le mille camice rosse risbarcate nel pianeta Ferrari e in attesa dei rinforzi che arriveranno entro venerdì, quando tutti gli uomini del Cavallino torneranno a far galoppare l’azienda. Benvenuti sul pianeta Ferrari dove quando muovi il primo passo ti dicono già «Tutto bene, temperatura corporea ok» perché un termoscanner all’ingresso ti ha già fatto un primo check up. E quando muovi l’altro, senza accorgertene il tappeto d’ingresso su cui cammini ti ha disinfettato e igienizzato le scarpe all’istante. «Scusi lei è un giornalista?». « Sì». «Un attimo, mi dia la penna». Zacchete. Disinfettata e igienizzata anche quella. Formula Virus non lascia nulla al caso.

Sette settimane dopo il tutti a casa (ma con stipendio pagato come se i 4500 dipendenti fossero regolarmente al lavoro), la Ferrari si rimette in moto. Ed è un’altra Ferrari. Ancor più «Formula Uomo». Alle otto i primi a presentarsi sono quelli che in un’ora si occupano della “Monza”, la spider prodotta in 600 esemplari e già over booking nelle prenotazioni.

Riprendono da quei modelli che stavano assemblando e che avevano lasciato malinconicamente nel padiglione creato dall’architetto Jean Nouvel. Dal 21 gennaio in via Abetone 2 tutto è cambiato. In un crescendo di protocolli salute, «sempre un passo avanti quello che il governo stava per decidere per non farci trovare impreparati», dice Michele Antoniazzi, direttore delle Risorse Umane dell’azienda e a capo della task force che ha fatto di Ferrari anche il brand di riferimento nella lotta al Covid.

Volete aprire le porte degli uffici? Dei reparti di produzione? Scordatevi la classica maniglia. Qui a Maranello, mentre correvano anche ad aiutare le aziende del biomedicale per produrre componenti per respiratori polmonari, si sono inventati maniglioni per aprire le porte... con il gomito. Rivisitazione dei flussi, orari sfalsati e più spazi: tutto è stato ripensato. I costi di un intervento così importante? «Qui conta l’uomo. Chi ci lavora. Lo è stato per novant’anni figuriamoci adesso».

Una settimana per scaldare i motori e corsi di formazione per cambiare lo «state of mind» di ognuno dei 4500 dipendenti. In 2360 si sono già sottoposti, volontariamente, ai test messi a disposizione dell’azienda. Il 95% ha aderito agli esami sierologici che saranno ultimati in settimana. E il “Back on track” che ha creato dal nulla laboratori interni con una equipe di 40 sanitari ha permesso di scoprire qualche dipendente positivo o asintomatico e che però, senza accorgersene, aveva già attraversato la “terra di nessuno” del Corona uscendone indenne. Si entra scaglionati e con i termoscanner piazzati ovunque che ti rilevano la temperature corporea. E poi ovunque mascherine a disposizione, igienizzanti, segnaletica specifica orizzontale che ti indica la distanza da mantenere. Ogni postazione automatizzata passa attraverso sanificazione. Ingressi e uscite diversificate negli spogliatoi, con flussi unidirezionali per ridurre gli incroci. Assembramenti ridotti grazie allo sfalsamento dei turni di lavoro e uso degli spogliatoi suggerito solo a coloro che svolgono mansioni particolari. Cinque mascherine lavabili consegnate a tutti i dipendenti una tantum e quotidianamente due chirurgiche. La sala mensa a colpi di plexiglass divisori tra i tavoli, assomiglia a un call center. Ogni tavolo un numero dove siederanno sempre gli stessi addetti. Perché sempre lo stesso tavolo? Perché se incappi nel Covid è ancor più facile risalire ai tuoi contatti. Dentro la fabbrica una voce in italiano e inglese ricorda di usare «sempre la mascherina coprendoti naso e bocca».

Ferrari, poi, estenderà i controlli a familiari e fornitori, in Italia e all’estero: 16 mila i test che saranno fatti nel giro di un mese. Ma che andranno avanti a rotazione.

Per chi sarà contagiato o dovrà andare in quarantena la task force ha già organizzato un sostegno medico h24 e alloggi per ospitarli in isolamento.

E se una nuova offensiva del virus mettesse a dura prova anche le forniture di mascherine e dei dispositivi medici? Niente paura, a Maranello stanno già comprando un impianto per prodursi in casa 150mila mask al giorno. —



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