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«Perché non hanno detto subito di aprire altrove? Faccio ricorso»

Elisa Pederzoli
«Perché non hanno detto subito di aprire altrove? Faccio ricorso»

Massimiliano Veronesi  è il titolare del negozio: «Ho speso tutto per aprire Ora non ho più i soldi per spostarmi altrove»

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«È da due mesi che hanno le carte. Quando le ho presentato non mi hanno assolutamente accennato al problema di vicinanza alle scuole: se lo avessero fatto, avrei fatto altre valutazioni, avrei aperto dove si poteva aprire. Invece, mi hanno fatto andare avanti. Nei giorni scorsi, hanno sollevato questioni di codice urbanistico del negozio e abbiamo risolto anche quello. Ora, arriva questa ordinanza, ma io ho già speso tutti i soldi che avevo per questo progetto. Cosa devo fare? Vado dall’avvocato, sono pronto a fare ricorso al Tar».

Massimiliano Veronesi, 46enne di Reggiolo, è il titolare del “Cannabis Light District” che avrebbe dovuto aprire a Correggio il 18 maggio prossimo, in via Jesi 4. Così racconta quanto sta accadendo all’attività, stoppata dalla nuova ordinanza.

«Ho fatto per tanti anni il cameriere dal Due Stelle a Reggiolo. Con i soldi del licenziamento ho voluto realizzare questo progetto, tra l’altro affidandomi a un franchising, quindi per vendere prodotti tutti certificati, assolutamente legali – racconta – Ho scelto Correggio perché proprio il franchising ti chiede luoghi con una certa popolazione. Quindi, dopo aver trovato questo locale mi sono affidato a un commercialista e ho iniziato tutte le pratiche necessarie».

«Quando mi hanno dato la prima Scia dal Comune ho iniziato tutto: l’acquisto dei prodotti, il tinteggio del locale, l’acquisto del bancone. Poi, a metà aprile mi sono iscritto al gruppo social dedicato a Correggio, per pubblicizzare la mia iniziativa. Ma sono arrivate offese anche molto pesanti, polemiche e allora mi sono cancellato. Dopo, dal Comune mi hanno annullato la Scia dicendomi che il codice del negozio non era per uso commerciale. Quindi, ho attivato il proprietario del locale per modificare la cosa e tutto sembrava essere a posto. Se non fossi stato io due giorni fa a chiedere all’Ufficio Commercio se era tutto ok, non avrei saputo niente: mi hanno detto che il problema con il codice era risolto, ma era stata emessa un’ordinanza che impedisce l’apertura vicino alle scuole. E io adesso cosa faccio? Non ce li ho altri soldi per rifare tutto da un’altra parte» si chiede.

Sulla vicinanza alla scuola, Veronesi commenta: «Io neanche lo sapevo. Ho chiesto al proprietario del negozio che cosa era e quando me l’ha detto, ho pensato: non posso vendere ai minori di 18 anni, a chi entra chiedo la carta d’identità. Per me il problema non esisteva. Ho capito che le mamme ritengono che sia un brutto messaggio, ma secondo me sono pericolose altre situazioni, se girano degli spacciatori, non quello che vendo io». —

Elisa Pederzoli

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