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Si chiamerà “Largo Kobe Bryant” L’omaggio di Reggio al campione

Adriano Arati
Si chiamerà “Largo Kobe Bryant” L’omaggio di Reggio al campione

La piazzetta di via Guasco, vicino al palasport dove giocò da bambino, intitolata alla stella dei Lakers

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REGGIO EMILIA

Largo Kobe Bryant. Passata la tempesta, il centro di Reggio avrà una sua parte dedicata al suo figlio adottivo di maggior talento sportivo, Kobe Bryant. Il 23 aprile scorso la giunta comunale ha deliberato formalmente la titolazione di una parte di via Guasco a Bryant, morto il 26 gennaio scorso in un incidente in elicottero in cui hanno perso la vita diverse altre persone, fra cui la figlia adolescente. Un lutto che ha colpito il mondo intero: il Black Mamba era una delle principali icone sportive del ventunesimo secolo. A Reggio, l’amarezza è stata ancora più aspra perché qui il giovanissimo Kobe ha trascorso i suoi ultimi anni italiani, ancora ragazzino, al seguito del papà Joe, fra gli anni ’80 e gli anni ’90 grande stella biancorossa.

A Reggio la futura superstar ha giocato e ha creato legami proseguiti sino all’ultimo. Nei giorni dopo il decesso, tanti abitanti avevano chiesto un gesto insieme concreto e simbolico di omaggio al giocatore e all’uomo e l’amministrazione comunale aveva annunciato la volontà di dedicare a Bryant una parte di via Guasco, di fronte a quel palazzetto in cui Kobe si allenava e in cui alla domenica era impegnato come raccattapalle assieme agli amici, prima di guardare le azioni del padre in campo.

Il 23 aprile, la giunta ha formalizzato il tutto, lo spiazzo a fianco del palasport ricavato dalla ristrutturazione di via Guasco degli anni passati si chiamerà “Largo Kobe Bryant”. Tutti gli atti burocratici sono stati espletati e l’iter ora può proseguire, il tributo a Kobe sarà ben presente a chiunque continuerà a passare davanti al PalaBigi.

Il vecchio “pala” reggiano è considerato desueto, scomodo, poco capiente, senza parcheggi vicini, ma mantiene quantomeno il fascino passatista del tempo in cui certe strutture sportive venivano edificate nel centro storico. Chiunque transiti da via Guasco – e non sono pochi fra passanti e chi va per negozi e locali – si ritroverà sempre ben impresso il nome di una delle più grandi stelle della storia della pallacanestro. E non solo della pallacanestro. Un fenomeno da sempre legatissimo all’Italia, la sua seconda patria, e anche negli Usa erano diventati famosi i siparietti con le sorelle o con qualche compagno che masticava la nostra lingua (come lo sloveno Vujacic), dialoghi in cui comunicare senza essere capiti dai rivali.

Nato nel 1978, dai 6 ai 13 anni ha vissuto fra Rieti, Reggio Calabria e Pistoia, prima di arrivare in città nel 1989 assieme al papà “Jelly Bean”, principale arma offensiva dell’allora Cantine Riunite. A Reggio ha giocato nelle giovanili della società del babbo e ha studiato alla scuola San Vincenzo de’ Paoli di via Franchetti, quella in cui tornò per un evento a sorpresa nel 2016. Giovanissimo talento delle high school di Philadelphia, salta direttamente nella Nba nel 1996: da allora ha giocato per 20 stagioni nei Los Angeles Lakers, vincendo cinque titoli Nba, accumulando oltre 33mila punti e giocando 18 volte l’All Star Game. —

Adriano Arati

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