Gli ambulanti in pressing «Riattivare tutti i mercati»
Il ritorno a singhiozzo dei banchi non convince le associazioni di categoria Nuovo incontro in Comune. Confcommercio: «Ci sono le condizioni per ripartire»
REGGIO EMILIA
È facoltà dei sindaci decidere la riapertura dei mercati settimanali limitatamente al settore alimentare. Nei principali comuni della provincia si è già incominciato a riaprire da questa settimana, in città no, a parte il mercato contadino di piazza Fontanesi che probabilmente si rifarà vivo sabato. Le disposizioni dipendono dall’ultimo Dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) recepito dalla Regione, che ha dato il via da lunedì 4 maggio alla fase 2 dell’emergenza sanitaria. Le autorità regionali e comunali non sono autorizzate ad allargare i margini del residuo confinamento. Possono invece restringerli quando ritengano non garantite le condizioni di sicurezza. Perciò a Reggio ai venditori di frutta, verdura e gastronomia sono state ancora vietate le piazze per i classici mercati del martedì e del venerdì. Le potranno praticare, forse, dalla settimana prossima. Dipenderà dall’esito dell’incontro di domani mattina tra l’assessore al commercio Mariafrancesca Sidoli e i rappresentanti delle associazioni di categoria, che insistono per un’immediata via libera.
Sarà una nuova convocazione del “tavolo unico del commercio” che si riunisce periodicamente. «A nostro avviso – dichiara Davide Massarini, presidente provinciale di Confcommercio – esistono le condizioni che consentono di riaprire il mercato alimentare del martedì e del venerdì. Lo si dovrà dislocare diversamente, ma sarebbe un grave errore non riattivarlo. Sarebbe stato bene, inoltre, disporre la riapertura simultaneamente con il mercato contadino».
Il Comune, intanto, ha allo studio le necessarie precauzioni. Gli ambulanti dovranno essere dotati delle prescritte protezioni e contingentare l’afflusso dei clienti come nei negozi.
Piazza Fontanesi sarà transennata. Il mercato contadino continuerà a trovarvi spazio, ma con un numero inferiore di banchi per assicurare il distanziamento. Probabilmente vi sarà concentrato anche il mercato alimentare del martedì e venerdì, solitamente disperso in diversi luoghi
In questa vertenza la Fiva, la federazione dei venditori ambulanti aderente a Confcommercio, forma un fronte comune con l’Anva, la corrispondente associazione che fa capo a Confesercenti e nella nostra provincia conta un maggior numero di iscritti. La categoria, infatti, è fra quelle maggiormente colpite dalle restrizioni degli ultimi due mesi e non vede l’ora di ritornare alla normalità.
«Purtroppo – osserva Massarini – la clientela è ancora titubante. Lunedì non abbiamo avuto buoni riscontri dalla riapertura del mercato alimentare a Scandiano. In ogni caso si deve ricominciare l’attività per correre ai ripari». Il settore alimentare è quello che ha subito meno danni, a parte gli ambulanti. I più colpiti sono l’alberghiero, i pubblici esercizi e l’abbigliamento. «Finora – sottolinea Massarini – non abbiamo visto la cassa integrazione né i 600 euro promessi. Agli enti locali chiediamo la sospensione del Cosap (canone per l’occupazione di spazi pubblici), della Tari (tassa per i rifiuti) e della tassa per la pubblicità. A causa del distanziamento si dovrà ridurre il numero dei tavolini. Perciò chiediamo l’allargamento delle distese o, dove ciò non sia possibile, la riduzione del Cosap. Occorre dare ossigeno alle imprese con una moratoria dei pagamenti fino alla fine dell'anno e con contributi a fondo perduto». —
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