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L’intervento 

«I più giovani offrano aiuto a chi ha bisogno»

l. g.
«I più giovani offrano aiuto a chi ha bisogno»

Appello del direttore Isacco Rinaldi per superare la crisi «Molti volontari sono anziani e devono rimanere a casa»

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reggio emilia

Rimanere in casa, rispettare tassativamente le prescrizioni anti contagio ma non per questo dimenticarsi di chi ha bisogno e di chi vive in contesti di fragilità. E per farlo sarà, ora più che mai, fondamentale l’aiuto dei giovani. Nel raccontare il bilancio di questi ultimi due mesi di lavoro il direttore della Caritas diocesana di Reggio Emilia, Isacco Rinaldi, traccia anche le linee guida per superare questi mesi di crisi dettati dall’emergenza Covid.

«Da anni continuiamo a chiedere alle nostre parrocchie e ai nostri cristiani di offrire vicinanza, relazione e attenzione ai più piccoli e ai più fragili – spiega Rinaldi – sembrerebbe invece che la pandemia che stiamo vivendo ci chieda al contrario di isolarci e di vedere gli altri come possibili portatori del virus, possibili untori, quindi nemici da tenere a debita distanza, se possibile proprio da evitare. Siamo costretti a chiuderci nelle nostre case collegati h24 con i social media e con interminabili videoconferenze a cui non eravamo abituati».

Queste contrapposizioni, tuttavia, per il direttore Caritas «sono le due facce della stessa medaglia e vanno assolutamente portate avanti insieme, con intelligenza e rispettando tutte le norme di sicurezza che ci vengono imposte. Tali atteggiamenti dimostrano attenzione grande a chi soffre ed è in situazione di fragilità, proprio perché sono coloro che maggiormente avrebbero da perdere in caso di contagio».

Cosa fare quindi, si chiede Rilandi? Oltre che «pregare con forza il Padre che ci aiuti a superare questo momento» possiamo «dedicare un po’ di tempo al silenzio e alla lettura della Parola di Dio e al dialogo in famiglia. Possiamo e dobbiamo assolutamente fare di tutto per rispettare l’indicazione di stare in casa cercando di evitare tutti i sotterfugi possibili per passare a salutare un amico o un parente quando questo non fosse strettamente necessario». Le nuove restrizioni impongono tuttavia un maggiore sforzo: «Purtroppo molti volontari delle Caritas parrocchiali sono anziani o convivono con situazioni di fragilità e sono costretti ad interrompere il proprio servizio per rimanere, precauzionalmente, a casa. Chiediamo ai più giovani di offrire la propria disponibilità».

Ma altrettanto importante, continua Rinaldi, «è continuare a fare sentire la propria vicinanza a chi vive solo, agli anziani, alle famiglie che hanno in casa diversamente abili. Una telefonata per sentire come va, per sentire se c’è la necessità di andare a fare la spesa. Piccoli segni di vicinanza, bene prezioso per chi vive la solitudine».

Pur nell’incertezza in merito alla fine dell’emergenza, il direttore della Caritas conclude con «le parole di Papa Francesco, che ci ha più volte detto che non ci troviamo di fronte a un’epoca di cambiamenti ma ad un cambiamento d’epoca. Questa pandemia ce lo sta mostrando in modo chiaro ed esplicito. Sicuramente ci ha mostrato un popolo aperto alla solidarietà, generoso e attento, persone che hanno dato la loro vita continuando il proprio lavoro e sapendo i rischi che correvano, molti dei quali sono deceduti senza neanche potere essere assistiti dai propri cari e poter ricevere un funerale». —

l. g.

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