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Rivolta dei residenti contro i cacciatori Petizione in Comune

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«Sindaco, per favore, fermi le doppiette per tutelare la nostra incolumità». E questo il senso della petizione che gli abitanti di Rossena, tra i borghi più belli del territorio di Canossa, ha presentato in Comune, richiesta firmata anche Legambiente Val d’Enza, Enpa Reggio Emilia, Lav Reggio Emilia e Associazione vittime della caccia.

Insomma, una richiesta condivisa, in tempi di imminente caccia selettiva al cinghiale, per fermare gli spari troppo vicini alle case o alle strade, e comunque – sostengono i cittadini e le associazioni animaliste e ambientaliste – troppi in assoluto.

«Ciò che i residenti di Rossena chiedono – spiega Clizia Ferrarini di Legambiente Val d’Enza – è li blocco immediato della caccia, e non solo quella di selezione. Il timore forte è che si ripetano gli episodi già avvenuti in autunno e che hanno portato un cittadino a sporgere denuncia ai carabinieri».

La petizione è breve ed esplicita: «L’attività di caccia – scrivono – ha comportato rischi oggettivi per l’incolumità pubblica dovuti al ripetuto mancato rispetto delle norme di sicurezza sia nella gestione delle armi da fuoco che nel governo dei cani da caccia». Per questo motivo i cittadini e le associazioni si rivolgono al sindaco: «Chiediamo che emetta un’ordinanza urgente di divieto di caccia, per l’interno abitato di Rossena, per tutelare l’incolumità pubblica». La petizione, presentata nelle settimana scorse, è anche stata accompagnata da una lettera scritta dalla presidente dell’Associazione vittime della caccia, Daniela Casprini. «I cittadini di Rossena – scrive – ci hanno reso noto che, la zona è interessata da una cospiscua presenza di gente armata che, in barba al rispetto delle distanze di sicurezza, spara mettendo a rischio l’incolumità di persone e animali domestici».

La lettera conclude mettendo in guardia anche il responsabile della sicurezza pubblica: «Il divieto di caccia – si legge – costituisce un atto di autotutela anche per lei che è stato informato di una situazione di reale pericolo derivante dall’abuso di armi da fuoco». —

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