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Spostamenti vietati oltre il Po Verona: «Ci stiamo lavorando»

Elisa Pederzoli
Spostamenti vietati oltre il Po Verona: «Ci stiamo lavorando»

Cade il blocco tra province ma resta quello tra le Regioni anche in zone di confine Il sindaco: «Un problema sentito per la gestione dei nipoti. Serve una soluzione»

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Elisa Pederzoli

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Nella Fase 2 delle misure di contenimento della pandemia da Coronavirus, resta il nodo delle zone di confine: quelle tra regione e regione. Perché se gli spostamenti sulla linea del confine provinciale, rimanendo in Emilia-Romagna, sono stati normati nell’ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini prima con accordi tra Comuni sufficienti ad accordare gli spostamenti, poi da ieri anche le limitazioni provinciali sono state elinante, resta invece in stallo la situazione, ad esempio, tra provincia di Reggio e provincia di Mantova.

Ne sanno qualcosa gli abitanti della Bassa. Il confine regionale qui è determinato il larga parte dal fiume Po, mentre nella Bassa verso Est la situazione è ancora più ibrida. «Pensi che a Luzzara ci sono aziende che hanno i capannoni in parte in Emilia-Romagna, in parte in Lombardia» dice il sindaco di Guastalla, e presidente dell’Unione della Bassa, Camilla Verona. A riprova che l’argomento da queste parti è assai sentito.

Non tanto per gli spostamenti lavorativi, che sono ovviamente consentiti, bensì per quanto riguarda la visita ai congiunti. Che per la stragrande maggioranza di quelli divisi dal confine regionale si traduce nell’impossibilità di affidare i nipotini ai nonni, o ad altri parenti, per andare a lavorare. E in questi mesi di scuole chiuse, il problema è fortemente sentito.

«È un problema che abbiamo colto e abbiamo fatto nostro da subito – assicura la Verona – Abbiamo molte relazioni con l’Oltrepo, da Dosolo, Pomponesco, Viadana, Suzzara. Abbiamo cercato una interlocuzione con i sindaci confinanti, trovando massima disponibilità, però purtroppo le prefettura, da cui noi dipendiamo per linea gerarchia, ha delle riserve per concedere accordi di questo tipo. Anche perchè la Lombardia ha avuto le sue difficoltà e le prescrizioni che avevamo noi non erano identiche e allineate».

«Posso capire le riserve dei prefetti, ma stiamo lavorando e auspichiamo che si possa portare a casa qualcosa. Anche perchè in provincia di Mantova le cose non sono state critiche come magari in provincia di Bergamo che è un territorio che pur essendo sempre in Lombardia resta più lontano». «Le relazioni umane e contatti sono tanti – evidenzia – Stiamo ricevendo tante sollecitazioni dai cittadini che ci chiedono come fare. Per dire, uno potrebbe venire da Cento di Ferrara a Guastalla per l’accudimento dei nipoti, mentre chi è appena di là dal confine, ad esempio a Dosolo, quindi più vicino, no. È chiaro che si è ragionato per regioni, ma questa tematica c’è. So anche di altri fronti analoghi, come a Gabicce, città nostra gemellata, con Cattolica, che sono una nelle Marche e l’altra in Emilia Romagna separate da un ponticello. Là i sindaci hanno fatto un appello al presidente Conte, sto seguendo questa situazione perchè è identica alla nostra. Auspichiamo davvero, nel rispetto delle norme di sicurezza, un soluzione si trovi al più presto». —

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