«Diamo computer e connettività ai ragazzi per contrastare la dispersione scolastica»
Il provveditore Bruno Di Palma fa il punto sulle misure adottate per mitigare le discriminazioni della didattica a distanza
Jacopo Della Porta
Reggio Emilia
La scuola reggiana è entrata in modalità “didattica a distanza” dalla sera alla mattina. Dirigenti, insegnanti, famiglie e studenti, hanno fatto sforzi enormi per convivere con questa nuova realtà, che nelle primissime fasi non poteva che essere disordinata e basata sulla buona volontà dei singoli. In poco tempo sono stati compiuti balzi in avanti notevoli nella capacità di utilizzare gli strumenti informatici, ma sono emerse anche forme nuove di dispersione scolastica, involontarie, perché alcune famiglie non hanno il tempo o i mezzi tecnologici per supportare l’apprendimento dei figli. Con il dirigente scolastico provinciale Bruno Di Palma abbiamo fatto il punto della situazione.
Di Palma, la scuola italiana ha dovuto abbracciare la didattica a distanza senza preavviso e senza esperienze pregresse. Come sta andando a Reggio?
«Il 100% delle scuole reggiane ha attivato la didattica a distanza. Il bilancio è molto positivo, tenendo presente il periodo che stiamo vivendo, e lo è grazie all’impegno straordinario e al grande spirito di servizio dimostrato da docenti, dirigenti e personale Ata. Molti non lo sanno, ma per il personale della scuola il lavoro in questo periodo è raddoppiato. Grande merito va dato anche alle famiglie, che in questa situazione anomala stanno facendo sacrifici».
Due criticità emergono. Ci sono studenti senza connessione o strumenti tecnologici e alunni delle elementari che non possono essere seguiti dai genitori e dunque non si possono connettere per seguire le lezioni. Quanti ragazzi si sono persi per strada?
«Il dato di dispersione è inevitabilmente aumentato rispetto alla normalità. Dell’aspetto statistico se ne occupa il ministero e i dati non sono in mio possesso. So per certo che i docenti e dirigenti reggiani hanno fatto il possibile per rintracciare tutti. In alcuni casi ci sono professori che portano i compiti a casa dei ragazzi. Come ufficio territoriale di Reggio Emilia abbiamo costituito una task-force di docenti che ha il compito di sostenere le scuole nella didattica a distanza e nella formazione di professori e studenti».
Il rischio è che si amplifichino le differenze sociali, mentre la scuola si è sempre fatta carico di ridurle. Cosa si sta facendo per evitare che accada?
«In forza del decreto Cura Italia, il ministero ha predisposto tre fondi. Uno ha previsto lo stanziamento a Reggio Emilia di 88mila euro per dotare le scuole di piattaforme digitali per l’insegnamento e per affrontare il problema della connettività, ad esempio consegnando delle schede per consentire la connessione dei dispositivi elettronici. Per fortuna questa provincia è dotata di una buona infrastruttura in termini di connettività: ci sono altre realtà che lo sono molto meno. Il ministero ha poi stanziato 572mila euro per consentire alle scuole reggiane di dotarsi di computer o tablet da consegnare agli studenti che ne sono privi. Le scuole li stanno distribuendo con la formula del comodato gratuito. Questa misura viene incontro alle esigenze delle famiglie che non hanno strumenti tecnologici o che li devono usare per lo smart-working. Un altro fondo, di 41.500 euro, è stato destinato alla formazione dei docenti e del personale Ata. Il Cura Italia ha previsto anche l’assegnazione di assistenti tecnici fino alla fine dell’anno per aiutare i ragazzi e i docenti delle elementari e delle medie».
Quali altri aiuti avete ricevuto?
«La Regione ha consegnato 327 schede prepagate per consentire la connettività agli studenti reggiani che ne sono privi. Le scuole le hanno distribuite, in base a criteri concordati con i sindacati, privilegiando gli studenti dei professionali e quelli di quinta superiore che devono preparare l’esame. Inoltre sempre la Regione ha messo a disposizione per Reggio 450mila euro per l’acquisto di tablet e Pc: saranno i Comuni, in collaborazione con le scuole, a individuare chi ha bisogno dei dispositivi. Vorrei anche sottolineare che i volontari, la protezione civile, le forze dell’ordine hanno collaborato tantissimo, ad esempio per consegnare il materiale informatico».
Le famiglie si chiedono, non senza preoccupazione, cosa succederà a settembre.
«C’è un comitato tecnico al lavoro che dovrà fare le sue proposte. Ne fa parte anche il professor Alberto Melloni di Unimore e Stefano Versari, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna, di cui io sono il vice. Toccherà poi alla ministra Lucia Azzolina adottare le decisioni, che terranno conto dell’andamento epidemiologico».
E gli esami di terza media e maturità?
«Sono temi affrontati dai decreti. Per le medie l’esame sarà sostituito da un elaborato. Per la maturità ci sarà un colloquio, davanti a una commissione composta da membri interni e un commissario esterno, che verterà su alcune aree disciplinari. Le ordinanze ministeriali disciplineranno le modalità di svolgimento».
È fiducioso sulla ripresa della scuola?
«La scuola non si è mai fermata, anche nei momenti più difficili. Ci sono i bandi per il personale docente e i decreti governativi vanno nella direzione di favorire la sburocratizzazione dove ve ne fosse bisogno. I dirigenti garantiranno l’inizio dell’anno scolastico con tutti i docenti». —
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