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il caso giudiziario 

È infermo di mente il 27enne che uccise lo zio con 5 coltellate

Tiziano Soresina
È infermo di mente il 27enne che uccise lo zio con 5 coltellate

Il disturbo mentale è confermato dalla perizia psichiatrica Bloccato il trasferimento del giovane alla Rems di Parma

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

È infermo di mente Davide Gaudiero, 27 anni, il giovane con problemi psichiatrici che nella notte tra il 20 e 21 novembre scorso – nel suo appartamento di via Primo Maggio – ha ucciso nel sonno con cinque coltellate lo zio Paolo, 57 anni, che viveva con lui e con il padre disabile Ciro (59 anni), occupandosi di loro.

Ieri mattina si è concluso velocemente l’incidente probatorio in cui il perito bolognese Sergio Isacco ha spiegato come l’assassino fosse incapace d’intendere e di volere al momento del delitto, in quanto affetto da schizofrenia.

Conclusioni peritali che il 27enne ha ascoltato dal carcere della Pulce in videocollegamento con l’aula di tribunale dove si trovano, oltre al perito, il gip Andrea Rat e l’avvocato difensore Lalla Gherpelli . Ora il pm Isabella Chiesi – titolare dell’inchiesta – fisserà l’udienza preliminare per chiudere giudiziariamente la vicenda.

Resta però da risolvere un “nodo” non indifferente, rivelatosi ieri sempre nell’incidente probatorio.

Come ha spiegato sempre il perito, Gaudiero è schizofrenico, pericoloso socialmente ed allo stesso tempo ha bisogno di cure adeguate, il che significa che il carcere non è una struttura adeguata ad accoglierlo. E come misura restrittiva viene inquadrato l’internamento in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), cioè una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di gravi reati e affetti da disturbi mentali oltre che socialmente pericolosi.

Ma il trasferimento dell’omicida nella Rems di Reggio Emilia non può al momento avvenire, in quanto destinata alle persone affette dal Coronavirus ed ora in convalescenza.

Quindi è stato trovato un posto libero nella Rems di Parma, ma non può essere sfruttato nemmeno quello in quanto la Regione, a causa dell’emergenza sanitaria, ha attualmente bloccato i trasferimenti dei detenuti.

La direzione del carcere sta sollecitando il trasferimento, però sinora senza risultato. «Il mio assistito è illegittimamente detenuto in carcere – commenta l’avvocatessa Gherpelli al termine dell’incidente probatorio – quindi è urgente che arrivi l’autorizzazione dalla Regione e venga trasferito nella Rems di Parma. Ora è di tutta evidenza la non imputabilità del giovane, affetto da una patologia conclamata. Del resto, perfino i fatti così come sono avvenuti lo confermano».

La tragedia, in un nucleo familiare già provato dalla sofferenza, si era consumata nel novembre scorso in un appartamento Acer di via Primo Maggio (laterale della via Emilia in zona Quinzio che porta all’impianto sportivo).

Dal punto di vista investigativo era stato risolto in poche ore.

C’era il coltello, afferrato da un cassetto della cucina dal giovane, in preda ai suoi demoni. C’era il reo confesso: Davide Gaudiero ha raccontato di essersi alzato alle 5, mentre zio e padre dormivano, perché insonne e tormentato da “voci” che gli additavano lo zio come una minaccia.

Un rapporto che appariva sereno, quello con la vittima: lo zio paterno quattro anni fa, dopo il decesso della mamma di Davide, aveva deciso di lasciare il lavoro nella natìa Ischia e di trasferirsi a Reggio Emilia per prendersi cura dei familiari. Sereno almeno fino a una vacanza in Spagna, l’estate scorsa, quando un litigio tra zio e nipote ha incrinato la fiducia nella mente confusa di Davide. —

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