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Il Cai scrive al presidente Conte «Chiarezza su sentieri e rifugi»

Adr.Ar.
Il Cai scrive al presidente Conte «Chiarezza su sentieri e rifugi»

L’appello di Vincenzo Torti: «Il nuovo turismo è in montagna? Servono regole» Una rete di 1400 chilometri che necessità di manutenzione da parte dei volontari

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«Vogliamo chiarezza sulla frequentazione delle montagne». Nei giorni in cui le riaperture progressive riportano appassionati in montagna, per escursioni, pesca e ricerca di funghi, la sezione reggiana del Cai, il Club alpino italiano, chiede indicazioni certe per una delle attività più importanti, la manutenzione dei sentieri e dei rifugi che tantissime persone si trovano a usare. In un’estate in cui le grandi trasferte saranno quasi impossibili, la cura dell’Appennino di casa diventa quanto mai preziosa, in ottica di prevenzione come di attrattività turistica. E di lavoro ce ne sarebbe tanto, considerando una rete sentieristica con oltre 1.400 chilometri tracciati Cai nella sola provincia reggiana, a cui aggiungere diversi rifugi che – come ogni locale – dovrebbero comunque essere attrezzati all’accesso in sicurezza, rispettando le prescrizioni sanitarie. Come muoversi in questa fase? Nei giorni scorsi il presidente generale del Cai Vincenzo Torti ha scritto al presidente del consiglio Giuseppe Conte per chiedere dei chiarimenti urgenti.

Le indicazioni stanno diventando sempre più precise col passare dei giorni, grazie alle Regioni che declinano con maggior chiarezza le attività consentite e quelle vietate nei propri territori, e le modalità con cui svolgerle. Ma per ora vi è ancora una discreta vaghezza, che non aiuta: «Da più parti si afferma, giustamente, che la frequentazione della montagna sarà una proposta efficace per il turismo nell’era del Covid. Sulle montagne, a cominciare dal nostro Appennino, ci sono spazi tali che potranno permettere una frequentazione con meno criticità che altrove», sottolinea il presidente provinciale Cai Carlo Possa. Questi spazi larghi vanno però gestiti, a partire dai collegamenti e poi dalle strutture dove fermarsi per una pausa. E occorrono quindi indicazioni sicure.

Utili non solo per i camminatori: «Siamo convinti che la manutenzione di migliaia di chilometri di sentieri (sono 1400 km solo nella Provincia di Reggio Emilia) oltre a consentirne la percorrenza in sicurezza da parte degli escursionisti, svolga anche funzione di tutela e vigilanza sui terreni attraversati: si tratta di una attività che migliaia di volontari del Cai, e non solo, devono svolgere in modo continuativo, pena gli inevitabili smottamenti e l’invasione della vegetazione, e questa cura è particolarmente importante sull’Appennino».

Una prima buona notizia, recente, è l’ordinanza regionale che estende la possibilità di attività sportiva su tutto il territorio emiliano-romagnolo. Si attendono ora le scelte nazionali e locali sui sentieri e sui rifugi di montagna. Altrimenti, sottolinea Possa, «parlare della centralità della montagna per il nuovo turismo rischia di essere un esercizio retorico». —

Adr.Ar.

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