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blitz della finanza 

Sequestrate 30mila mascherine non a norma Scatta una denuncia

Ambra Prati
Sequestrate 30mila mascherine non a norma Scatta una denuncia

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REGGIO EMILIA

Sono il prodotto più richiesto sul mercato in questo frangente ed è ovvio che, in base alla legge della domanda e dell’offerta, in molti fiutino l’affare e cerchino di buttarsi a pesce nella produzione di mascherine, con il rischio che gli illeciti si moltiplichino. Un fenomeno, quello delle pratiche commerciali scorrette su mascherine prive di autorizzazione o spacciate per ciò che non sono, che la guardia di finanza definisce «di dimensioni maggiori di quel che si pensi». Ed è per questo motivo che le Fiamme Gialle sono particolarmente impegnate sul filone delle verifiche, che potrebbero portare a breve a nuovi sequestri.

L’ultima operazione messa a segno dal comando provinciale, denominata “The mask”, riguarda un’azienda reggiana che opera nel settore dei servizi. E che aveva stipate nel magazzino 30mila mascherine non a norma (per un valore di 32mila euro), oltre ad averne già vendute 17mila. Peccato che lo stesso produttore abbia apposto in prima persona l’etichetta “Dpi” a mascherine che in realtà erano generiche e non avevano nulla che fare con i dispositivi di protezione individuale.

Proprio a causa di quell’etichetta ingannevole l’imprenditore è stato denunciato per il reato di frode in commercio, che prevede l’arresto fino a due anni e una sanzione pecuniaria variabile.

L’azienda, che di solito opera nel campo della promozione pubblicitaria tramite i brand apposti sull’oggettistica, alla fine del mese di marzo, in piena emergenza Covid-19, ha deciso di integrare il proprio business realizzando mascherine da lavoro e comunicando alla Camera di commercio la nuova attività, con relativo codice Ateco.

Analizzando i documenti, i finanzieri hanno tuttavia scoperto che il 21 aprile scorso l’impresa aveva già avviato la commercializzazione all’ingrosso, cedendo oltre 17mila mascherine a ditte clienti con sede non solo in Emilia-Romagna (Bologna e Ferrara), ma anche fuori regione (Cuneo). Quando i finanzieri hanno eseguito l’ispezione in azienda, si sono trovati davanti a un magazzino di 30mila mascherine, pronte per essere immesse in modo fraudolento sul mercato.

L’etichetta “Dpi” non solo forniva una informazione errata al consumatore (è necessaria infatti l’avvertenza che questa tipologia di mascherine non garantisce in alcun modo la protezione delle vie respiratorie a chi le indossa, avendo soltanto la funzione di coprire naso e bocca), ma era anche priva della validazione obbligatoria necessaria per le mascherine generiche e rilasciata dall’Inail. Ora l’indagine della Guardia di Finanza proseguirà per intercettare le 17mila mascherine già vendute, con lo scopo di non lasciarle in giro per l’Italia; se i prodotti sono rimasti in ambito aziendale saranno recuperati tramite le fatture e sequestrate. Se invece, attraverso la rivendita parcellizzata, sono già arrivate al consumatore finale, sarà troppo tardi per intercettarle. —



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