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Grande Aracri e Iaquinta nella lista che allarma i pm

Tiziano Soresina
Grande Aracri e Iaquinta nella lista che allarma i pm

Sono fra i 456 boss o gregari che chiedono i domiciliari per motivi legati al Covid  Già usciti di carcere Muto (Edilpiovra), Pelaggi (Aemilia) e 4 trafficanti di droga

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Boss e gregari dei clan che per motivi di salute e rischio Coronavirus hanno ottenuto la scarcerazione e sono già agli arresti domiciliari, oppure hanno fatto istanza negli ultimi giorni ed attendono di conoscerne l’esito.

Alcuni al carcere duro (in gergo al 41 bis), altri reclusi nelle sezioni “Alta sicurezza”. Un numero impressionante – 376 ora agli arresti domiciliari, un secondo elenco di 456 in attesa di giudizio – che ha scatenato feroci polemiche, con sulla graticola il Guardasigilli Alfonso Bonafede. Una situazione che sta preoccupando e non poco le procure distrettuali di tutta Italia, compressa quella dell’Antimafia di Bologna perché in questa sterminata corsa per uscire di cella vi sono diversi nomi eccellenti della ’ndrangheta emiliana.

A partire dal boss cutrese 61enne Nicolino Grande Aracri che rientra nel secondo corposo elenco e la scorsa settimana ha fatto istanza di scarcerazione. Considerato il capo incontrastato dell’omonima cosca, è al carcere duro nella struttura milanese di Opera e da lì, in videocollegamento, ha sempre seguito il processo in corso in Assise sui due delitti in odore di mafia del 1992 (è accusato di essere il mandante di entrambi). Ora tramite i suoi legali – Gregorio Viscomi e Filippo Giunchedi – ha presentato istanza al Tribunale di di Reggio Emilia, in quanto organo competente a valutare la richiesta di scarcerazione visto che il 61enne è in questa fase sotto processo per i due fatti di sangue avvenuti nella nostra provincia 28 anni fa. In attesa di un responso pure Giuseppe Iaquinta – padre di Vincenzo, calciatore campione nel mondo con gli azzurri nel 2006 – che è stato condannato a 19 anni di reclusione nel primo grado del maxiprocesso Aemilia ed ora attende, in cella a Voghera, l’esito dell’Appello appena alle prime battute. I suoi legali – Pasquale Muto ed Ernesto De Toni – hanno presentato a marzo una prima istanza (respinta), tornando all’attacco con una seconda richiesta il 22 aprile che fa riferimento ad un certificato medico in cui si rimarca come Iaquinta accusi sintomi da Covid-19. Al momento i giudici bolognesi non si sono espressi.

Nella prima lista di accusati di fatti di mafia e già scarcerati per finire agli arresti domiciliari c’è anche un caso maturato in terra reggiana. Stiamo alludendo all’uscita dal carcere di Reggio Emilia del lucano 22enne Domenico Rigireto, sottoposto a fermo sul finire di febbraio dalla DDa di Potenza perché ritenuto far parte – con altre 15 persone – di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini dei carabinieri – coordinate dall’Antimafia – erano culminate, oltre due mesi fa, in diversi fermi in varie località (nel Reggiano, a Campegine), ritenendo acquisiti gravi indizi in ordine all’esistenza e all’operatività di un gruppo criminale violento, capace di controllare dalla fine del 2017 alcune “piazze dello spaccio” nelle province di Matera e Potenza. Secondo gli inquirenti un nucleo, supportato da una fitta rete di fiancheggiatori, capace di imporre il monopolio dello spaccio con metodo mafioso, anche contrapponendosi con l’uso della forza militare alle ingerenze di gruppi rivali.

Agli arresti domiciliari in Calabria è finito anche il 45enne Marcello Muto, condannato in via definitiva nell’ambito di una delle prime importanti operazioni antimafia nel Reggiano, cioè Edilpiovra, che nel 2002 diede un duro colpo a una organizzazione che taglieggiava imprenditori e commercianti. Muto sta finendo di espiare la pena e lo scorso 19 marzo è uscito dal carcere di San Gimignano. Poi c’è il 46enne Paolo Pelaggi, condannato in via definitiva ad 1 anno e 8 mesi di reclusione nel filone di Aemilia dei riti abbreviati. Si era ritagliato un ruolo importante nelle frodi carosello. Non è più detenuto a Terni, ma ai domiciliari nel distretto ceramico. Scarcerati pure i tre fratelli pakistani Ahmed Jiaz, Ghulam Abbas e Munir Nadeem, considerati dagli investigatori a capo dell’organizzazione capace di far entrare in Italia decine di chili di eroina dal Pakistan. I tre fratelli, nel marzo 2019, vennero bloccati all’alba nelle loro abitazioni in città, fra via Turri e via dell’Abate. Jaz e Abbas erano in carcere a Bologna, Nadeem a Spoleto. In ambito ’ndranghetista emiliano si è mosso pure il 55enne Angelo Greco, considerato dagli inquirenti facente parte nel 1992 del gruppo di fuoco che agì a Brescello. Attraverso i suoi legali, ha chiesto gli arresti domiciliari. Stiamo parlando di un boss, in quanto Greco – detto “Lino” – viene inquadrato dall’Antimafia come al vertice della ’ndrina di San Mauro Marchesato, nel Crotonese. Greco sta scontando una condanna definitiva a 30 anni (come mandante dell’omicidio di ’ndrangheta, a Cutro, di Antonio Dragone nel 2004) e si trova rinchiuso nel carcere torinese Lorusso-Cutugno. Ora è in attesa di giudizio a Reggio Emilia e proprio un collegio giudicante reggiano – composto da Cristina Beretti, Andrea Rat e Dario De Luca – si è espresso, respingendola, sulla richiesta di una misura restrittiva più soft.

Respinta, ma dai giudici di Bologna, la richiesta di Gabriele Valerioti (assistito dagli avvocati Mattia Fontanesi e Giacomo Iaria). Valerioti è stato condannato in primo grado ad Aemilia a 19 anni e mezzo di carcere e si trova nella struttura di Voghera dove ora attenderà l’esito del maxiprocesso d’appello. Dopo due istanze respinte, attende il pronunciamento del Riesame il 41enne Carmine Sarcone, condannato dal gup nel giugno scorso a 10 anni di carcere perché considerato il nuovo reggente della cosca con epicentro a Reggio Emilia). Anche Antonio Muto (classe 1971, sotto processo sia in Aemilia che in Grimilde) teme il contagio da Covid-19 e ha fatto istanza di scarcerazione. Infine ha chiesto i domiciliari Cosimo Amato – figlio di Francesco – arrestato insieme ai fratelli per la tentata estorsione ad alcune pizzerie reggiane. —

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