«Mi ha accoltellato, ora è libero Sono condannato alla paura»
Parla Tobia “Kikko” Grimaldi, vittima dell’aggressione nella sala biliardo Kaleidos Per quei fatti a Emanuele Cacìa, 20 anni, sono stati inflitti cinque anni e sei mesi
poviglio
«So solo una cosa: che dopo un anno e una coltellata subito sotto il cuore che ha rischiato di portarmi al Creatore, non so ancora perché sono stato aggredito».
Tobia Grimaldi – 24 anni, che preferisce farsi chiamare con il soprannome di Kikko, origini campane, casa e famiglia (compagna e due figli) a Poviglio – ha speso un anno della sua vita, tra intervento e convalescenza, a riprendersi del tutto dalle conseguenze della ferita, inferta la sera del primo aprile dell’anno scorso subito fuori la sala da biliardo Kaleidos di Poviglio, e ha perso il lavoro. «Avevo una bella occupazione ma la ditta ha chiuso – racconta – e ora, da appena tre giorni, ho trovato un posto in un’officina meccanica». Ma soprattutto vive in una situazione di costante paura. «Specie adesso – dice – che il mio aggressore che era agli arresti domiciliari è stato scarcerato». La sentenza è arrivata nei giorni scorsi: il tribunale di Reggio Emilia ha condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione Emanuele Cacìa, 20 anni, di Castelnovo Sotto, carrozziere, derubricando il reato da tentato omicidio a lesioni personale aggravate e ne ha deciso la scarcerazione. «Una sentenze che ci ha soddisfatto – è il commento dell’avvocato difensore Andrea Cantoni del Foro di Parma – ma alla quale faremo appello, quando tra tre mesi sarà depositata la motivazione, perché, a nostro giudizio, per il tipo di ferita l’accusa di lesioni personali può essere ulteriormente limata».
«Questa vicenda – commenta Kikko Grimaldi – ha dell’assurdo. Perché la lama è arrivata a pochi centimetri dal cuore e perché ancora oggi non so perché Cacìa mi voleva morto. Ci conoscevamo perché frequentavamo lo stesso giro di amici. Tre mesi prima dell’aggressione eravamo stati a un rave party assieme eppure quella sera è venuto al Kaleidos armato di un coltello».
Kikko Grimaldi stava facendo una partita a biliardo. «Lui è entrato – ricorda – e mi ha chiamato fuori. Ho pensato che volesse prendermi a botte: sapevo che mi cercava dal giorno prima e che a conoscenti comuni aveva detto che io avevo guardato la sua tipa. Cosa assolutamente falsa, perché convivo felicemente da sette ani con la mia compagna e stiamo tirando su due bambini di 6 e 3 ani. Ero pronto a fare una scazzottata – continua – ma mai mi sarei aspettato che tirasse fuori il coltello». Grimaldi e Cacìa escono dalla porta posteriore del locale, un attimo dopo – secondo il racconto della vittima – parte il colpo secco. I due lottano: «Siamo finti distesi sul biliardo – ricorda Grimaldi – fino a quando un mio amico mi ha letteralmente tolto di dosso Emanuele al quale sono riuscito a dare solo un pugno». L’aggressore esce dal locale e sale in macchina dove lo attendono la sua ragazza e un’altra persona. «Io credo – continua Grimaldi – che sia stato in quel momento che ha deciso disfarsi del coltello che i carabinieri, per altro, non hanno mai trovato».
«Ero stordito e dolorante – prosegue Grimaldi – mi sono alzato la maglietta e ho visto la ferita sul torace e il sangue che sgorgava. Poi sono arrivati l’ambulanza e i carabinieri e ho avuto altro da pensare. Ma ora che chi mi ha aggredito è libero – conclude Kikko – la preoccupazione tornerà ad essere costante». —
C.O.
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