«Pochi tamponi a marzo? Nessuno si aspettava questa virulenza»
Il commissario Venturi traccia il bilancio di fine mandato «Il livello centrale credeva bastassero i laboratori di Roma»
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA
«Nessuno si aspettava all’inizio una virulenza così formidabile del Coronavirus. Le regioni italiane si sono attrezzate da sole per affrontare l’epidemia che ha sorpreso per primo il livello centrale, tanto è vero che all’inizio si pensava che bastassero i laboratori di Roma del Sacco e dello Spallanzani». Per il commissario ad acta Sergio Venturi, che ieri ha tenuto una conferenza stampa di fine mandato (oggi cesserà dall’incarico), la Regione non ha alcuna responsabilità peri problemi che si sono riscontrati a marzo quando il numero di tamponi effettuati ogni giorni era del tutto insufficiente rispetto ai bisogno. In quel periodo si faceva fatica a sottoporre a test i contatti stretti delle persone contagiate o decedute e persino il personale sanitario.
Rievocando i giorni di marzo, Venturi ha detto che allora i numeri erano diventati «talmente importanti che hanno imposto che si utilizzasse quello che avevamo a disposizione in regione, cioè il laboratorio di riferimento del Crrem. Poi abbiamo provveduto ad estendere la rete regionale dei laboratori». E in quella fase anche Reggio Emilia si è dotata di un laboratorio al Santa Maria.
Nella prima fase, quando ci si appoggiava alle due strutture romane, si facevano 2000 tamponi alla settimana, mentre ora si è arrivati ai 5000-7500 al giorno. «Adesso sono sufficienti perché non ci sono sintomatici nuovi ma non sarebbero sufficienti per l’autunno. Entro maggio però ne potremo fare 10mila al giorno e progressivamente ci sarà tempo di arrivare a settembre a poterne fare 20mila al giorno». Una maggiore potenza di fuoco necessaria nella fase due per intervenire rapidamente per isolare nuovi focolai. Un altro aspetto importante, nella lotta al virus, è che si è ampliata la rete dei tracciatori, alla quale è affidato il compito di ricostruire i contatti avuti dalla persone infette.
Al commissario sono state rivolte domande anche sul piano per effettuare i test sierologici. La Regione ha annunciato che sta mettendo a punto le procedure per la ricerca degli anticorpi al Covid-19 e da martedì ogni cittadino potrà fare i test presso i laboratori autorizzati dalla Regione. Venturi ha però invitato ad attendere quello che comunicherà il nuovo assessore alla Sanità Raffaele Donini.
Ripercorrendo questi due mesi, Venturi ha detto di non essersi mai sentito perso ma di «esserci andato vicino quando l’epidemia non si fermava. Era il periodo di metà marzo, quando siamo arrivati a mille contagiati al giorno. È stato un momento difficile», di preoccupazione «per la tenuta del sistema degli ospedali e per il mio equilibrio personale», ma ora l’Emilia-Romagna è fuori dalla crisi.
«Tutto fa vedere - ha detto il commissario - che i numeri sono in riduzione fortissima. Soprattutto, le positività che abbiamo sono legate ancora a qualche piccolo focolaio negli ospedali o nelle case protette oppure tra i contatti che stiamo andando a cercare nelle famiglie di coloro che hanno fatto l’isolamento domiciliare».
Le prospettive sono dunque buone. «Siamo in una situazione in cui progressivamente si va verso zero». Non ha senso però sbilanciarsi su quello che accadrà in autunno, quando secondo alcuni esperti potrebbe esserci una recrudescenza: «Non vedo perché preoccupare i cittadini con ipotesi al momento non confermabili».
Di certo i cittadini in queste settimane hanno imparato a convivere con questo rischio. «Oggi siamo pronti: le persone hanno capito, sanno cosa sia l’isolamento fisico, l'utilizzo dei guanti, il lavarsi le mani. Se continueremo con queste buone abitudini saremo in grado di affrontare meglio una eventuale ripresentazione molto più leggera».
Venturi dopo due mesi di dirette Facebook è diventato una figura familiare per tanti emiliano-romagnoli. Su Facebook è nato il gruppo «Bravo dottor Sergio Venturi» che ha raccolto già oltre mille membri. Ora «pare ci sarà una rubrica da lunedì, al pomeriggio, Sergio risponde», ha ironizzato il presidente della Regione Stefano Bonaccini che poi tornando serio non ha nascosto parole di apprezzamento per il commissario. «Ho scelto Sergio perché abbinava come pochi altri la competenza specifica, con cinque anni di esperienza amministrativa e politica» ha detto il governatore. —
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