Gazzetta di Reggio

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la lotta alla ’ndrangheta 

Grande Aracri non esce I giudici respingono l’istanza di domiciliari

Tiziano Soresina
Grande Aracri non esce I giudici respingono l’istanza di domiciliari

Per la difesa il 61enne «è malato e rischia se contagiato» In attesa invece di una decisione Iaquinta ma anche Villirillo  

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REGGIO EMILIA

Mentre non si placano le polemiche – a livello nazionale – sulle due corpose liste (la prima di 376 boss e picciotti già agli arresti domiciliari, la seconda di 456 nuovi nomi dello stesso ambito giudiziario) di persone che chiedono di lasciare il carcere per motivi di salute connessi al rischio Covid-19, ecco che giungono alcune novità relativamente a due posizioni che hanno a che fare con procedimenti contro la ’ndrangheta emiliana.

Resta al carcere duro il boss 61enne Nicolino Grande Aracri. Il collegio giudicante – composto da Cristina Beretti, Dario De Luca e Silvia Guareschi – ha infatti respinto l’istanza di scarcerazione (da commutare in arresti domiciliari) avanzata a fine aprile dai difensori Gregorio Viscomi e Filippo Giunchedi. Nella loro valutazione i tre giudici reggiani hanno tenuto conto sia del parere negativo dato dalla procura distrettuale antimafia di Bologna, sia della relazione del carcere milanese di Opera (dove si trova il capoclan) che esclude rischi di contagio nel penitenziario, alla luce delle precauzioni prese da tempo. La decisione è stata presa in tribunale a Reggio Emilia, in quanto organo competente a valutare la richiesta di scarcerazione visto che il 61enne è in questa fase sotto processo – è accusato di essere il mandante – per i due omicidi (vennero freddati Nicola Vasapollo in città e Giuseppe Ruggiero a Brescello) avvenuti nel lontano 1992. La difesa rispetta la decisione, ma rimarca come «i problemi respiratori e cardiocircolatori possano mettere in serio pericolo Grande Arcari nel caso venisse contagiato in carcere dal Coronavirus».

Sempre analizzando questa seconda lista in chiave ’ndranghetista con epicentro Reggio Emilia e relativi processi, oltre a Giuseppe Iaquinta (l’imputato dell’Appello di Aemilia ha chiesto gli arresti domiciliari a fronte di un certificato medico in cui si sottolinea come il 63enne accusi sintomi da Coronavirus), troviamo una terza figura di primo piano come il 42enne Romolo Villirillo, definitivamente condannato in Kyterion e in parte ad Aemilia (nell’Appello dei riti abbreviati saranno ridiscussi due capi d’imputazione che lo riguardano, mentre rimane cristallizzata la pena per associazione mafiosa). Difeso dal legale Luigi Colacino, ha ottenuto un pronunciamento di scarcerazione dai giudici di Catanzaro (in Calabria sta affrontando altri processi) per problemi di salute che gli farebbero rischiare la morte se dovesse contrarre il Covid-19 nel carcere di Rebibbia. Con questo pronunciamento ha chiesto gli arrest i domiciliari al magistrato di sorveglianza di Roma. —

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