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Vittima del Covid l’ex salumiere Tito Canossini

Alessandro Zelioli
Tito Canossini, 82 anni, l'ex salumiere vittima di Covid 19
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Tito Canossini, 82 anni, l'ex salumiere vittima di Covid 19

Montecchio, è stato per oltre 25 anni, titolare assieme al fratello Luigi della “Salumeria Fratelli Canossini” che aveva sede in Contrada Grande.

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MONTECCHIO. Un altro pezzo della Montecchio delle piccole botteghe di una volta, se ne è andato vittima del Covid. Tito Canossini, 82 anni, si è infatti spento all’Asp Sartori di San Polo dove era ospite da quando il figlio Luciano, scomparso a marzo 2019 a 52 anni, iniziò ad accusare il malessere che poi lo condusse alla morte.
Canossini è stato per oltre 25 anni, titolare assieme al fratello Luigi della “Salumeria Fratelli Canossini” che aveva sede in Contrada Grande. Nella centralissima strada della movida montecchiese, quella bottega era divenuta punto di ritrovo di tanti cittadini che li potevano trovare carne ottima, macellata dallo scomparso che aveva imparato il mestiere dall’età di dodici anni, divenendo eccellente norcino.

Una volta raggiunta l’età della pensione, Tito Canossini si è dedicato alle altre due passioni della vita: la caccia e l’apicoltura. Amante delle passeggiate all’aria aperta, Canossini con il suo fucile in spalla non rientrava mai da una battuta bottino che esibiva con piacere agli amici che invece avevano le sacche vuote. Una passione, quella della caccia, che ha portato avanti sino a tre anni fa, quando la scomparsa dell’amata moglie Massimina Giovanelli, ne aveva minato la salute, manifestando i primi sintomi della perdita della memoria che lo hanno afflitto fino alla fine, degenerando ogni giorno.

Oltre alla caccia, che lo portava a possedere cani che addestrava personalmente, Canossini aveva sviluppato la passione per l’apicoltura. Realizzava miele da regalare agli amici e anche vendere a tanti che si rivolgevano a lui per avere un prodotto genuino e del tutto locale. «A gennaio 2019, il figlio Luciano iniziò a sentirsi male – racconta la sorella, Ivana – e il suo malessere sommato alla memoria di mio fratello che non era più affidabile, lo convinsero a ricoverarlo in una struttura. Dopo vari spostamenti, Tito trovò una dimora al Sartori. Non aveva memoria, era fortemente debilitato e allettato. Non ricordava della scomparsa della moglie e non avevamo potuto dirgli del figlio, perché il medico ce lo aveva sconsigliato. Lunedì scorso lo abbiamo visto con una video chiamata e ci aveva stranamente riconosciuti. Tre ore dopo ci hanno detto che non respirava quasi più e martedì notte è i spirato per il Covid che si è manifestato rapidamente». Le esequie, organizzate dalle onoranze Vighi, sono già state eseguite in forma privata.
 

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