Coronavirus, il racconto di Anna: "Io, mamma e parrucchiera, ora piango davanti alla dispensa vuota"
Anna fa la parrucchiera a Reggio ma da due mesi è a casa e non percepisce lo stipendio: «Guardo le bollette che si accumulano, il conto in rosso e la dispensa vuota»
REGGIO EMILIA. Mi chiamo Anna, e ora vi racconterò come il Covid senza toccarmi in prima persona mi sta portando via tutto quello che ho. Sì perché il Covid non ti distrugge solo facendoti ammalare, o portando via i tuoi cari. Il Covid sta distruggendo la vita di tanti di noi solo circolando nell’aria, solo facendosi spazio tra noi, solo esistendo. Sono Anna, mamma da 11 anni e parrucchiera da 20, vivo umilmente in un piccolo appartamento in affitto con i miei due bambini ma chissà fino a quando riuscirò a farlo.
Lavoravo dignitosamente da cinque anni in un salone di parrucchieri, passavo in quel luogo intere giornate che mi permettevano di dormire serena accanto ai miei bambini, ma da quando il Covid è tra noi tutto questo non c’è più. Da un giorno all’altro i miei sogni, i miei progetti, la mia tranquillità di mamma e donna sono andati in mille pezzi, portando via ogni sorta di stabilità. Sentiamo parlare di questo virus da metà febbraio. Il 9 marzo il mio datore di lavoro decide di sua volontà di chiudere per non metterci a rischio.
Subito ero anche felice per la decisione, le scuole avevano già chiuso da una settimana e io potevo occuparmi dei bambini, ma dopo un paio di settimane mi rendo perfettamente conto che sarà solo l’inizio di una nuova vita di insicurezze, incertezze e provvisorietà. Una parrucchiera non ha uno stipendio esorbitante ma mi ha sempre permesso di vivere con fierezza, di comprare l’ovetto Kinder ai miei bimbi, riempire il frigo, poter saldare affitto e bollette. Insomma una vita modesta ma rispettabilissima.
Da due mesi a oggi non ho percepito uno stipendio, non so se il salone dove passavo 10 ore riaprirà, non so se potrò continuare a dare un tetto sulla testa ai miei bambini, perché non è più l’ovetto a mancare, non so se potrò più fare un umile gesto come quello di far trovare un litro di latte e un pacco di biscotti ai miei figli. Sono Anna, sono una lavoratrice, e una mamma che da 20 anni con sacrifici e soddisfazioni di una vita umile e modesta si alza la mattina con progetti e si addormenta la sera con sogni.
Ma da due mesi sono solo Anna, una mamma che con terrore affronta le giornate, e che mentre aiuta suo figlio nei compiti e serve un piatto di pasta in bianco si asciuga le lacrime per non farsi vedere. Sono Anna, una parrucchiera come tante che la notte non riesce a dormire, che sta vedendo svanire i propri sogni perché gli affitti e le bollette si stanno accumulando. Questo “mostro”, così è stato definito, sta lentamente distruggendo le speranze e i progetti di ognuno di noi.
È entrato prepotente nelle nostre vite, ha polverizzato la nostra stabilità, la nostra sicurezza e quella di tanti di noi. Ci ha privato di ogni tipo di libertà, ma più di tutte della libertà di lavorare, ha portato via vite distruggendo famiglie ma sta distruggendo famiglie portando via speranze e desideri, portando via la dignità, la tranquillità e la stabilità di tanti di noi.
Da due mesi vivo sola in casa con i miei bambini e ogni giorno guardandoli giocare devo trovare la forza di non mollare. Ogni mattina quando guardo la dispensa sempre più vuota, mi dico che non devo cedere pensando a loro. Ogni sera, guardando le bollette che si accumulano, e il conto sempre più in rosso, devo trovare la forza di poter chiudere gli occhi e riposare.
Sono Anna, una mamma parrucchiera. Ma potrei essere un’estetista, una barista... Sono anche Anna, una mamma che sta lentamente perdendo tutto, ma non può crollare proprio perché è una mamma.
Testo raccolto
da Silvia Bonicelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
