Coronavirus, ora i reggiani possono rivolgersi ai laboratori privati per i test sierologici
A Reggio, Novellara e Rubiera quelli autorizzati. Anche le aziende possono richiederli per i dipendenti, ecco come funziona
REGGIO EMILIA. Una grande indagine epidemiologica, per comprendere chi è stato contagiato e individuare persone senza sintomi ma in grado di diffondere la malattia. Ieri la giunta dell’Emilia-Romagna ha varato il Piano regionale sui test sierologici e ha confermato l’obiettivo di aumentare la capacità di fare tamponi fino a 20mila al giorno entro l’autunno.
L’obiettivo del test sierologico è individuare gli anticorpi che indicano che una persona ha contratto il virus. Il tampone invece evidenzia che la malattia è in corso e il paziente è contagioso.
L’Ausl ha già sottoposto ai test sierologici 8.500 operatori della sanità reggiana e continuerà con questa indagine, che riguarda anche altre categorie (in regione si conta di arrivare a farne 250mila).
La novità è che anche i privati potranno chiedere di sottoporsi alle analisi a loro spese. Già 600 aziende in regione hanno comunicato di voler far eseguire i test ai propri dipendenti.
I cittadini dovranno rivolgersi al medico di base per la ricetta. Oltre alla valutazione clinica del paziente, il medico valuterà ad esempio, se ha avuto contatti stretti recenti con un soggetto positivo, se vive in un condominio dove abitano persone positive. Chi ha sintomi compatibili con il Covid-19 sarà preso in cura dal servizio pubblico per essere sottoposto al tampone.
Nella nostra provincia i laboratori autorizzati per i test sierologici fino ad ora sono quelli di Lifebrain, che ha sedi a Novellara, Rubiera e due a Reggio. Altri due laboratori sono in attesa di ottenere l’autorizzazione.
Solo il medico di fiducia può valutare l’appropriatezza dell’esame - che deve essere richiesto dal paziente senza presentarsi in ambulatorio, ma telefonicamente - e quindi decidere l’effettiva necessità di effettuare il test ed il momento opportuno. In questo caso il cittadino entrerà in un percorso strettamente regolato e controllato dal sistema sanitario pubblico. E se il test sarà positivo, scatterà da subito l’isolamento precauzionale, in attesa dell’effettuazione del tampone oro-faringeo di verifica, a cura del Servizio sanitario regionale.
La Regione ha indicato un costo di riferimento medio di 25 euro per quello rapido (che si fa tramite pungidito) e di 50 euro per quello che si fa con l’esame del sangue.
Per quanto riguarda le imprese, il piano conferma la massima semplificazione burocratica. I datori di lavoro che volontariamente decidono di effettuare lo screening sierologico sui propri dipendenti, devono semplicemente comunicare alla Regione l’avvio del programma, indicando il laboratorio scelto tra quelli autorizzati. In questo caso, considerando la volontarietà dei programmi di screening nell’esercizio della loro responsabilità d’impresa, nonché a supporto del riavvio delle attività, i datori di lavoro si fanno carico di tutti i costi, compreso l’eventuale tampone.
L’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini ha presentato in conferenza stampa i punti del documento presentato. «Partiamo da un punto fermo- ha sottolineato Donini-. Il tampone naso-faringeo è il solo e unico strumento che assicura la diagnosi; ad oggi in Emilia-Romagna ne garantiamo una media di 5.000 al giorno, puntiamo a 10.000 entro fine maggio e, in autunno, a 15-20.000. Molto diversa l’utilità dei test sierologici, che assicurano un’indagine epidemiologica di massa utile a capire la diffusione del virus e che, primi in Italia, abbiamo deciso di utilizzare per screening sulla popolazione».
In conferenza stampa l’assessore ha fatto il punto sulla campagna di screening condotta in Emilia-Romagna: con oltre 87mila test sierologici è finito il primo giro sul personale sociosanitario dei centri residenziali e semiresidenziali (compresi i centri diurni per disabili) e per le categorie a rischio (Forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, volontari, Polizia Penitenziaria...), a cui ne seguiranno altri due a 15 giorni di distanza. In totale 87.216 test sierologici effettuati, di cui 52.249 al personale sociosanitario e 34.967 alle altre categorie a rischio (Forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, volontari, Polizia Penitenziaria ecc…).L’obiettivo è arrivare 250mila test. —
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