Il Comune replica alla Commissione: «Basta con le accuse Chiedeteci scusa»
Sul funerale di Pucci: «Siamo stati i primi a stigmatizzare» Sul contrasto alle mafie: «Per noi resta sempre la priorità»
Brescello
Stop alle accuse e valutare l’opportunità di scusarsi con il Comune. Questo chiede l’amministrazione comunale di Brescello rispondendo alla lettera firmata dei soggetti che compongono la Commissione per la legalità – Anpi, Auser, Cgil, Libera e Agende Rosse provinciali, Cisl Emilia centrale e Istituto Cervi – e che avevano posto all’attenzione della sindaca Elena Benassi una serie di temi da trattare alla prossima seduta. Al centro dello scontro: la missiva del Comune ai cittadini e i funerali di Paolo Pucci, suocero di Francesco Grande Aracri, dove sono scattate denunce per la violazioni delle limitazioni anti-Covid. Su questo aspetto, era stata criticato il silenzio del Comune.
la replica
«È pervenuta al Comune di Brescello una lettera – si legge nella nota dell’amministrazione comunale – che si scopre poi essere stata divulgata a mezzo stampa, contenente dure accuse per non avere corrisposto alle richieste formulate da alcune associazioni in merito allo svolgimento del funerale di Paolo Pucci e per avere indirizzato ai cittadini una lettera di messa in guardia contro le possibili infiltrazioni di usurai e ‘ndranghetisti nel tessuto sociale ed economico, già indebolito dalla crisi attuale. Lettera, per i firmatari, destinata a “rimanere solo sulla carta”».
«I mittenti – fa notare il Comune – sono tutti membri della Commissione mista per la legalità istituita dal Comune nell’estate 2018; e sono stati invitati a farne parte per condividere un cammino finalizzato alla presa di coscienza piena da parte dei cittadini circa le modalità delle infiltrazioni scoperte e provate dalle indagini “Aemilia” e “Grimilde” e circa i rischi che si presentano in questo ambito. In questi due anni, il Comune ha operato con una quotidianità di impegno non sbandierata, ma che ne ha permeato costantemente l’azione, stabilendo rapporti proficui con prefettura, questura, forze dell’ordine e tutti quei soggetti a cui compete la vigilanza e il presidio del territorio. Ci siamo costantemente confrontati con i Comuni dell’Unione Bassa Reggiana, con i quali stiamo condividendo passaggi importanti per dare concretezza al contrasto all’infiltrazione mafiosa. Il percorso svolto è chiaro e inequivocabile, se lo si guarda senza pregiudizi o senza la presunzione di chi si ritiene investito del compito di assegnare patenti di legalità a soggetti e istituzioni».
IL FUNERALE
«Nel rispondere alla lettera – specifica l’amministrazione – circa il primo punto, si rammenta che il Comune ha emanato un’ordinanza in attuazione alle disposizioni indicate nella circolare del Ministero della Salute con la quale, oltre a regolamentare la gestione delle salme e a confermare la chiusura dei cimiteri al pubblico (già prevista da ordinanza sindacale) si limitava l’accesso al cimitero a dieci persone, compresi gli addetti alle pompe funebri e l’eventuale sacerdote officiante. Questa ordinanza è stata formulata in ottemperanza alle ordinanze ministeriali e regionali. Da subito, l’amministrazione si è adoperata affinché la polizia locale e le forze dell’ordine ne avessero piena conoscenza. Nel corso dello svolgimento del funerale si è verificata un’infrazione, prontamente gestita dalle forze dell’ordine presenti. La sindaca di Brescello, con interviste rilasciate alla stampa locale è stata la prima a stigmatizzare i fatti accaduti e gli atteggiamenti perpetrati in quel frangente, ben prima che Libera o Agende Rosse “pretendessero” prese di posizione, senza aver messo in atto alcun dialogo collaborativo con il Comune. Questo fervore accusatorio non ci risulta essere messo in atto nei confronti di chi non si è costituito parte civile nel processo per gli omicidi di ‘ndrangheta del 1992 e neppure si costituirà nell’udienza preliminare del procedimento “Grimilde”. Questi soggetti sono gli stessi che con fare ossequioso hanno chiesto a Reggio Emilia la possibilità di intensificare gli incontri della Consulta per la legalità, che dall’estate 2018 a inizio 2020 aveva svolto tre sole riunioni». «Viene il sospetto – aggiungono dal Comune – che, a seconda degli interlocutori, l’atteggiamento sia intransigente o servile a seconda degli interessi, anche solo di visibilità, che nelle diverse sedi si possono conseguire. Così nei confronti del Comune di Brescello non ci si fa scrupolo di tacciare la lettera di metà aprile di essere un documento di facciata, a meno che non si sia pronti a produrre giustificazioni».
NANDO DALLA CHIESA
«Serve dire che, in questi giorni, un cittadino che si è sentito truffato sul piano economico si è rivolto al Comune per avere sostegno nel far valere i propri diritti? Serve segnalare l’appoggio dato a un nucleo familiare a cui è stato negato un mutuo finalizzato a risolvere il problema della casa? Serve sapere che, in questo caso, ci siamo mossi fino a coinvolgere la sede centrale di Milano di questo istituto di credito? Se serve, bene, ma sappiate che saranno le ultime informazioni di questo genere che siamo disponibili a fornirvi. Vi diciamo invece della condivisione espressa a proposito della lettera di metà aprile da parte del professor Nando Dalla Chiesa, che vi ha visto “un punto di incontro tra la nuova amministrazione e il (proprio) lavoro”. Vi diciamo che con lo stesso Dalla Chiesa stiamo lavorando alla costruzione di una sezione antimafia della biblioteca di Brescello. Vi diciamo – prosegue la nota – che stiamo lavorando affinché gli immobili sequestrati alla ‘ndrangheta in terra brescellese possano essere riconsegnati alla comunità locale per usi collettivi. È sulla base di questo lavoro continuo che riteniamo di non poter essere costantemente posti sul banco degli accusati; soprattutto da chi non ha ragioni per farlo, ma da quasi due anni ha rallentato i lavori della commissione sollevando continuamente cavilli ed eccezioni che non sono stati certo di aiuto al suo funzionamento».
«E allora, a questo punto – concludono infine dal municipio di Brescello sul caso scoppiato con la commissione – è il Comune a chiedervi quale sia il vostro intento: siete ancora disponibili a compiere con noi il cammino che vi abbiamo chiesto di percorrere? Sapendo che per la nostra amministrazione il tema della legalità e il contrasto alle infiltrazioni della malavita organizzata costituisce una priorità dichiarata che è stata e sarà ancora praticata con coerenza, indipendentemente dalla vostra risposta. Se rinnovate questa disponibilità, l’amministrazione è disponibile a riprendere il lavoro avviato, con due sole istanze: la prima, che dismettiate i panni degli accusatori per farvi carico di un lavoro concreto e proficuo; la seconda, che valutiate l’opportunità, per noi evidente, di porgerci le vostre scuse a seguito delle accuse sollevate nella vostra lettera». —
A.V.
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