Lingua e informatica un ostacolo per i poveri
Città Migrante ha aiutato le persone che non riuscivano a chiedere i buoni spesa o le misure di sostegno al reddito
REGGIO EMILIA
Con l’ingresso nella Fase 2 della gestione dell’emergenza sanitaria, anche a Reggio Emilia stanno emergendo le contraddizioni di un sistema che ha combattuto con tutte le proprie forze per scongiurare il disastro sanitario, ma che ora ha l’arduo compito di non lasciarsi alle spalle gli ultimi. La sollecitazione arriva tramite una lettera indirizzata al primo cittadino Luca Vecchi e alla sua giunta da parte di un fronte unito di realtà, che ogni giorno lavorano per dare supporto e dignità a quegli individui che anche nella “Città delle Persone” occupano un posto marginale. Secondo i firmatari è necessario che il governo della città affronti le fasi di uscita dalla pandemia con un Piano di interventi pluriennale rivolto alle persone senza dimora e con fragilità. Il mantenimento dei servizi implementati durante la crisi come le docce garantite a chi non ha la possibilità di provvedere alla propria igiene personale, la distribuzione di mascherine e l’ampliamento dei servizi come i dormitori, che danno sollievo a chi è senza fissa dimora, è la richiesta cardine della lettera. Federica Zambelli, Presidente dell’associazione Città Migrante descrive come stiano fornendo supporto ai migranti nel territorio reggiano: «Rispetto alla situazione migranti abbiamo seguito l’accesso ai buoni spesa e alle misure di aiuto al reddito e abbiamo visto nelle persone una difficoltà ad accedere a questi servizi per mancanza di abilità informatico-linguisiche, questa è stata una difficoltà incontrata in cui noi abbiamo fatto mediazione in accordo con i Servizi Sociali. L’altra questione su cui si deve fare attenzione è quella dell’irregolarità documentale. La questione dell’accesso alla salute è al primo posto perché è importantissimo che una persona possa avere il medico. A Reggio Emilia esiste il Centro Salute Famiglia Straniera per le persone irregolari ed è un ottimo servizio, il problema è che il diritto alla salute dovrebbe essere garantito dando la possibilità alla persona di avere un medico e non solo di poter accedere a delle cure d’urgenza. La prima cosa è quindi poter avere la regolarità». In un contesto di confinamento a causa delle misure governative per la lotta al virus, si inserisce prepotentemente anche la tematica dell’accesso al supporto per le persone tossicodipendenti. Luca Censi, Referente Operativo di UP afferma che «come chi non ha la casa si è visto messo in pericolo in questo periodo, anche chi ha una dipendenza e quindi un quadro sanitario riconosciuto dal sistema, ha avuto il problema del reperimento della sostanza. Bisogna tenere gli occhi aperti rispetto a questo fenomeno perché le persone che non hanno consumato la sostanza elettiva e che non sono riusciti a fare una quadra con i sostitutivi dati dai medici dei SerT o comprate al mercato nero, adesso cominceranno a comprare su strada. Chi ha una dipendenza, nel periodo del Covid ha avuto problematiche rispetto alle uscite come le multe, e in più tutto questo rientra nel ragionamento dell’accesso di queste persone alle cure». —
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