Reggio Emilia, dietro le dimissioni dell'assessore Montanari screzi in giunta e un'opportunità in Regione
Per la Montanari sarebbe pronto un ruolo nell’assessorato regionale. Nelle ultime settimane avrebbe manifestato l’intenzione di andarsene
REGGIO EMILIA. Dicono che ultimamente i rapporti con qualche componente della giunta si fossero deteriorati irrimediabilmente. E dicono anche che con qualche dirigente di primo piano del Comune, particolarmente vicino all’area dei cosiddetti “delriani” non ci fosse tutto questo gran feeling.
Nelle chat che circolano su WhatsApp, infine, sarebbe già stato svelato anche l’arcano della prossima destinazione. Da Reggio a Bologna, dal Comune alla Regione, dove per Valeria Montanari sarebbe pronto un incarico di prestigio alla corte dell’assessore alle Politiche Agricole, Alessio Mammi, del quale sarebbe in procinto di diventare capo di gabinetto. Tre indizi sottotraccia, a cercare di spiegare dietro le dichiarazioni ufficiali le ragioni di un addio non completamente indolore.
Di certo il sindaco Vecchi, forte anche dell’amicizia e della stima reciproche con l’ormai ex assessora, ha tentato fino all’ultimo di trattenerla: un tentativo rivelatosi vano, di fronte a un disagio che pare essersi acuito nelle ultime due settimane, ma non a un livello tale da far prevedere dimissioni immediate. Ed è anche per questo che, a differenza di Vecchi, non è mancato chi in giunta è caduto dal pero. Qualcuno ha gioito, magari senza darlo troppo a vedere. Qualcun altro invece ha espresso dispiacere, anche qui a microfoni spenti. Nessuno è rimasto indifferente. Ma tutti hanno rispettato la consegna del silenzio.
Per il momento, la strategia è quella di lasciare il pallino nelle mani del solo sindaco, chiamato all’improvviso – in piena emergenza Coronavirus – a doversi destreggiare con un rimpasto che avrebbe evitato volentieri. Non solo perché fra le deleghe di Valeria Montanari c’è anche quella ai Lavori pubblici: una delega di peso, fondamentale per far ripartire i cantieri. Ma anche perché con l’addio dell’ormai ex assessora si scompaginano quegli equilibri politici attorno ai quali è stata costruita l’intera giunta, riaccendendo gli appetiti di parte e lasciando scoperta la casella finora occupata dalla stessa Montanari, in giunta un “raro esemplare” di area zingarettiana-orlandiana, che secondo molti sembrava destinata a correre per la carica di sindaco alle prossime Amministrative: una sorta di staffetta con lo stesso Vecchi, del quale è stata coordinatrice delle due campagne elettorali, promuovendo nell’ultima tornata anche una delle liste di sostegno alla coalizione.
Dalla sua, Montanari avrebbe (o avrebbe avuto?) una conoscenza – e una riconoscenza – capillare del territorio. Non solo di Reggio, in virtù delle sue ormai ex deleghe alla Partecipazione e alla Cura dei Quartieri. Ma anche di Scandiano, tanto per fare il nome di un altro Comune, nel quale ha lavorato dal 2009 al 2014 come responsabile dell’Ufficio stampa e portavoce dell’allora sindaco, Alessio Mammi, che dopo aver fatto il pieno di voti alle urne avrebbe deciso nelle vesti di assessore regionale di richiamarla a sé, offrendole un’opportunità che si è rivelata una via di fuga.
In occasione della scelta delle candidature alle Regionali, d’altronde, il nome della Montanari circolava con una certa insistenza. E dicono che, oltre a un suo disinteresse, abbia influito anche un certo fuoco amico nel Pd, sempre pronti a spaccare il capello e lavorar di bilancino. Non se ne fece quindi più niente. Ma rimandando – con il senno di poi – l’approdo in viale Aldo Moro solo di qualche mese. È infatti venuto il tempo di andare. Adesso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
