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Reggio Emilia celebra i suoi infermieri nella giornata dedicata al loro coraggio

Oggi la ricorrenza internazionale in onore della professione sanitaria Donate dall’Ordine reggiano alle Rsa 3.000 mascherine protettive  

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le celebrazioni

Non hanno mai smesso di lavorare, alternandosi in turni massacranti. Tutti hanno rischiato di contratte il Coronavirus, qualcuno di loro si è ammalato veramente, altri hanno visto impotenti morire i pazienti sotto i loro occhi in un’epidemia senza precedenti nella storia contemporanea. La Giornata internazionale dell’infermiere, che ricorre oggi, acquisisce quest’anno un significato ancora più profondo e diventa occasione per omaggiare tutti quegli operatori che portano ancora su di loro il segno delle mascherine protettive e di un’esperienza che li segnerà a lungo. «Ieri demoni da ingiuriare e perfino percuotere oggi angeli da osannare – ricorda l’infermiere reggiano Orazio Cassiani – andiamo al supermercato e ci hanno riservato una corsia preferenziale. Ci regalano le pizze quando facciamo il turno di notte. Sostituiscono Batman con una bambola-infermiera. Noi non siamo angeli ma professionisti che hanno scelto questo lavoro per sostenere il cittadino in ogni fase della sua vita. Ci auguriamo soltanto che domani, quando ritorneremo a fare ciò che facciamo tutti i giorni, si ricordino di noi, del rispetto, della dignità della nostra professione, di tutti i professionisti sanitari».

Sono quasi 4.000 gli infermieri reggiani, il 77% dei quali sono donne, che anche durante questa terribile pandemia hanno dimostrato ogni giorno ciò che un tempo scriveva Florence Nightingale fondatrice delle scienze infermieristiche moderne: «Il nostro sapere va oltre la tecnica, coinvolge anima, mente e immaginazione».

Professionisti vecchi e nuovi. Fra marzo e aprile, infatti, sono arrivati direttamente dall’università 33 giovanissimi neo laureati a dare forza ai reparti più sotto pressione a causa del Covid.

«Ancora una volta siamo in prima linea e anche da questa postazione dimostriamo tutto il nostro valore – dichiara la presidente degli infermieri reggiani, Orienna Malvoni – ora come ai tempi di Florence siamo pionieri». Parole da cui trapela l’orgoglio di chi conosce bene il grande capitale umano che l’emergenza sanitaria ha messo in luce in questi mesi: la cura che questi professionisti dedicano al proprio lavoro che, tra gli altri valori, ha anche quello di poter essere un ponte diretto tra paziente, famiglia e personale sanitario. Un canale di comunicazione così importante da essere parte integrante di tutto il percorso terapeutico.

E anche nell’emergenza la Giornata dell’infermiere diventa occasione dimostrare solidarietà. L’Ordine di Reggio ha infatti deciso di donare 3000 mascherine protettive alle Rsa della nostra provincia che ne hanno maggior bisogno e ai colleghi che svolgono la libera professione e faticano ad avere approvvigionamenti costanti di questo prezioso presidio sanitario. «È anche un modo – continua la Malvoni – per sottolineare l’importanza della medicina territoriale e in particolare di una figura ancora da potenziare, l’infermiere di famiglia, un professionista da valorizzare che svolge il proprio ruolo nella comunità in maniera reattiva e proattiva, in rete con tutti i servizi sociosanitari già offerti».

Già gli ultimi 20 anni sono stati rivoluzionari per la professione sul fronte delle normative, della responsabilità e della formazione. Dal 2002 il corso di laurea in Infermieristica ha favorito la nascita della ricerca e l’utilizzo del metodo scientifico. E il numero chiuso garantisce la specializzazione e il livello del percorso di studi.

Ma i cambiamenti in atto aprono poi nuovi scenari. L’invecchiamento della popolazione ha portato all’aumento delle malattie cronico-degenerative, modificando i bisogni di salute dei cittadini sempre più orientati a richieste di assistenza e supporto. Dalle patologie acute si passa alla cronicità, dalla dimensione della cura si passa a quella dell’assistenza, e gli infermieri sono sempre più indispensabili. —

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