Corsa ai test sierologici ma si attende la delibera
Atteso per oggi il documento della Regione che riguarda aziende e privati I laboratori non ancora autorizzati chiedono il via libera in tempi rapidi
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA
Il via libera della Regione ai test sierologici anche per i privati (a pagamento), ha scatenato come era prevedibile un grande interesse da parte dei cittadini e delle aziende.
La riapertura delle attività produttive nella fase 2, pone una serie di interrogativi agli imprenditori su come rendere sicuri gli ambienti di lavoro .
La Regione prevede la possibilità che gli imprenditori possano sottoporre i propri dipendenti ai test sierologici “veloci” come ulteriore strategia, oltre a distanziamento, sanificazione e uso di dispositivi personali di sicurezza, per contenere i rischi.
La Regione dopo aver varato a metà aprile un piano per sottoporre ad analisi le categorie più esposte (a partire dal personale sanitario) ha ora aperto la strada ai test sierologici per i privati. La delibera di giunta però non è ancora stata licenziata ed è attesa nella giornata di oggi. Inoltre i laboratori autorizzati sono ancora pochi, (due a Reggio e a Novellara e Rubiera, tutti del gruppo Lifebrain), mentre altri sono in attesa del via libera.
Molti medici di base hanno ricevuto già ieri telefonate dai loro pazienti che chiedevano informazioni e hanno dovuto rimandare ogni chiarimento ai prossimi giorni. Qualcuno invece ha fatto comunque la prescrizione. Anche le aziende hanno chiesto ai medici di riferimento ulteriori delucidazioni o si sono rivolte ai laboratori privati per mettersi in fila.
I medici di base svolgeranno un ruolo di filtro per i cittadini perché saranno loro a dovere fare la ricetta. Le aziende invece potranno rivolgersi direttamente ai laboratori.
«Alle aziende e ai privati va spiegato chiaramente- dice il dottor Marco Chittolini, medico del lavoro del centro sanitario 3C di largo Gerra a Reggio Emilia - che questi test danno prima di tutto una risposta di tipo epidemiologico perché indicano chi è entrato in contatto con il virus. Poi, in base alle risposte dei test sierologici, saranno selezionate le persone alle quali fare il tampone per verificare se sono ancora portatrici del virus». La sicurezza si avrà dunque soltanto con un percorso completo.
Il nuovo protocollo regionale consentirà ai privati di sottoporsi a due tipi di test (dal costo indicativo di 25 o 50 euro). Quello rapido, cosiddetto pungidito, o quello con prelievo del sangue. Il fatto che siano stati autorizzati entrambi fa pensare che vengano ritenuti equivalenti, anche se danno risposte differenti. Quello rapido indica la presenza di anticorpi, l’altro fornisce anche un’indicazione sul numero degli anticorpi. «Credo che il senso della scelta sia quello di accorciare il tempo tra la scoperta degli anticorpi e il tampone. Nel protocollo precedente se il test rapido indicava la presenza di anticorpi si passava poi all’altro test e solo dopo al tampone».
Si salta dunque un passaggio e si rendere più celere l’eventuale tampone naso-faringeo, che «è il solo e unico strumento che assicura la diagnosi».
Le aziende non devono dunque avere false aspettative ma c’è anche un altro errore da evitare. «I cittadini non devono pensare che l’esame dia un patentino di immunità, perché la letteratura scientifica al momento non ha risposte certe. Non sappiamo se chi ha avuto la malattia non ha più possibilità di ammalarsi. Dunque il distanziamento sociale non può essere abbandonato». —
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