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Le Fiere in mano a Parma ma rimangono tante incognite

Leonardo Grilli
Le Fiere in mano a Parma ma rimangono tante incognite

L’ente parmigiano gestirà l’area per 2 anni, organizzatori soddisfatti ma resta l’ombra del Covid 

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la novità

Per i prossimi due anni le Fiere di Reggio Emilia hanno riacquistato quella continuità gestionale da molto tempo richiesta dagli organizzatori: la zona di Mancasale è stata data in gestione fino al 2022 all’Ente Fiera di Parma. Un accordo che per le persone del settore era nell’aria da settimane ma che è stato ufficializzato solo recentemente con un accordo siglato fra la manager delle Fiere parmigiane, Marcella Pedroni, e il nuovo proprietario reggiano Giorgio Bosi.

Le intenzioni del patron della Pibiplast di Correggio sui capannoni reggiani inizialmente non sembravano andare nella direzione fieristica. L’idea era di utilizzare l’area per scopi legati alla sua azienda, specializzata nel packaging nel settore cosmetico. Ma ora, almeno per due anni, l’attività espositiva sarà garantita anche se per il post 2022 ancora non vi sono certezze. Un accordo che ha soddisfatto i principali organizzatori, sui quali grava però l’ombra delle norme anti Covid.

«In questo momento il problema di tutte le fiere del mondo è la questione virus – chiarisce subito Enrico Banfi dell’Ornitologica – l’abitare una fiera è diverso che abitare una trattoria, c’è una vicinanza inevitabile che non so come potrà essere gestita. Ma a parte il momento particolare, che non sappiamo quanto durerà, quell’accordo sarà di beneficio per tutti: ci sono delle attività fieristiche a Reggio che possono trovare ulteriore sviluppo nella dimensione di Parma e viceversa le caratteristiche di Reggio possono favorire il sorgere nei prossimi anni di attività fieristiche che si disperderebbero in luoghi più grande».

Quella fra Parma e Reggio ha tutte le caratteristiche di «una collaborazione utile per tutti, soprattutto per l’economia. Anche i piccoli troveranno spazio in cui esprimersi e i grandi per svilupparsi ulteriormente. Un’ottima soluzione per tutti gli appassionati, organizzatori e frequentatori». Ma sul futuro dell’ornitologica a Reggio Banfi non si sbilancia e, anzi, lascia intendere che ci sono già dei piani alternativi se le cose alle Fiere non dovessero andare come sperato: «Noi con il numero di eventi che abbiamo non possiamo non avere rapporti con gli altri enti in termini preventivi. Certo che lo spostamento di un evento da una città all’altra crea problemi non indifferenti quando ci sono i soci abitano a Reggio e Modena, oltre al fatto che il nome di Reggio Emilia per l’ornitologia è un riferimento a livello mondiale». A spiegare come l’accordo fra Bosi e Parma fosse già nell’aria è invece Giancarlo Doardo del Salone del Cavallo: «Non era per noi dell’ambiente una novità. La notizia è positiva e lo sono anche le dimensioni dell’ente che andrà a gestire l’area. Resta l’incognita su cosa si farà trascorsi questi due anni, chi ha comprato il bene all’asta ha idee diverse».

Poi, continua Doardo, «si deve capire come si gestirà in termini di anti Coronavirus. Le iniziative del 2020 sono già bruciate tutte, non esistono fiere equestri nel 2020, timidamente rimangono accese quelle dal mese di novembre in poi. Mi viene facile immaginare come una fiera business possa essere organizzata e gestita se è rivolta alle aziende ma quelle dedicate ai consumatori sono assimilabili a sagre, eventi e concerti, la massificazione è una parte del contenuto. Un uomo per esistere ha bisogno di acqua e la legge ora ci dice “potete usare tutto tranne l’acqua”. Se devi dar da mangiare a 5mila persone il distanziamento sociale non esiste. Si dovrà capire l’evoluzione del virus e quella normativa, se le modalità di applicazione dovessero essere rigide le fiere non possano essere fatte, non esiste una modalità alternativa. L’evento viene fatto per portare il massimo del pubblico possibile altrimenti ti restano solo costi potenziati, l’espositore non vende perché non ha clienti e tu non hai i biglietti».

Sul futuro dopo il 2022 invece Doardo è più ottimista: «Dopo due anni la centralità geografica delle fiere di Reggio dovrebbe dare una continuità tale agli venti da far comprender sia al gestore che alla proprietà che forse un utilizzo diverso di quegli immobili in quel posto è, se non sconsigliato, almeno da valutare. Una buona gestione può dare dei buoni frutti e far riconsiderare le prospettive».

Positivo, infine, anche Mirco Rosati del Camer: «La notizia, ventilata da un po’, è buona. Quelli delle Fiere di Parma sono professionisti e hanno l’esperienza che aiuta, anche se qui ci sono manifestazioni collaudate. È un percorso già tracciato e anche noi come organizzatori sappiamo muoverci. Meglio Parma piuttosto che qualcun altro che non lo ha mai fatto di mestiere». Speranze anche sulle limitazioni anti covid: «La nostra volontà è quella di proporre l’evento in ottobre ma non dipende da noi, siamo tutti alla finestra ad aspettare quello che succede. Certo il contratto con Parma non poteva essere inferiore ai due anni visto quanto successo con il Coronavirus ma la situazione fa ben sperare. Bosi non ha le idee chiare su cosa fare in quell’area ma noi più stiamo a Reggio meglio è». —

Leonardo Grilli

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