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«Così vi (ri)parlo di Bibbiano Su questo ring non ci sono salito»

Un capitolo del libro del presidente della Regione Stefano Bonaccini è dedicato all’offensiva elettorale della destra sul caso affidi in Val d’Enza


14 maggio 2020 stefano bonaccini


“Stefano Bonaccini - La destra si può battere” è il titolo del libro che autofotografa la vittoria dell’esponente Pd alle regionali del 26 gennaio. Pubblichiamo brani del capitolo “Vi (ri)parlo di Bibbiano”.

Stefano Bonaccini

Nei giorni successivi ogni tipo di report confermava una verità disarmante: la parola Bibbiano era dominante sui social network ed era associata indissolubilmente all’Emilia-Romagna.

Non si parlava d’altro. E se ne parlava male, di Emilia-Romagna. Gli analisti e coloro che leggono l’enorme massa di dati che fa vivere il web, realtà virtuale divenuta la sola realtà percepita dalla maggioranza delle persone, non avevano dubbi: «Siete al centro di un uragano di potenza devastante. E non ci sono dubbi che proprio le parole “Bibbiano”, “regione” ed “Emilia-Romagna” sono sistematicamente associate. Non potete fermarlo, al massimo potete provare a deviarne la traiettoria, limitando le perdite. Forse.

Servirebbe un argomento altrettanto forte, tale da attirare l’attenzione su di sé. Gli appelli al senso di responsabilità. La richiesta di stoppare le strumentalizzazioni. Di spiegare che non sono servizi della Regione. O che allo stesso sindaco non sono contestati quei reati. Di mettere un punto alle polemiche. Tentativi quasi patetici. Così sarete spazzati via.

Ma chi può misurare davvero il sentimento di una comunità? Di una terra?

L’indignazione di fronte anche a un solo caso di abuso verso minori, anche a un solo bambino strappato ai suoi genitori per lucro o per interesse personale è di tutti.

Non è né può essere di una sola parte. Chi mai potrebbe accettare o giustificare un tale scempio?

E come si può pensare di associare a un partito, qualsiasi partito, intenti o comportamenti simili?

Cosa diavolo c’entrano i partiti?

Decidemmo subito di parlare un linguaggio diverso. Di stare fuori dalla battaglia, lasciando che fosse un solo contendente a combattere la guerra, di sottrarci dal ruolo di nemico. Non avremmo mai utilizzato i loro metodi, non saremmo mai scesi sul loro terreno, non avremmo mai ribattuto alle loro provocazioni. Non avremmo provato a deviare l’uragano, quindi. Più semplicemente, saremmo rimasti con i piedi ben piantati per terra, nella vita reale, lasciando che la bufera scaricasse la sua furia nella vita virtuale. E solo alla fine avremmo misurato gli effetti. Anche per questo, a un certo punto, è partita la ritorsione: “Parlateci di Bibbiano” è diventato il secondo atto d’accusa contro chi, noi, chiedeva che l’unica istituzione preposta ad accertare i fatti specifici contestati, la magistratura, facesse in autonomia il proprio dovere. Una risposta inaccettabile per la destra, che intanto sul banco degli imputati aveva messo noi, la sentenza l’aveva già emessa e pretendeva un’immediata esecuzione politica.



Non esiste una anomalia Emilia-Romagna, sostenerlo è non solo irragionevole, ma davvero mistificante. Possono esserci stati singoli che, in modo più o meno deliberato, hanno violato la legge. In questo caso dovranno pagare, e per questo ci batteremmo come Regione, perché non ci sono giustificazioni per chi delinque sulla pelle dei bambini.

E dovranno essere interdetti, perché non ci sono seconde prove in una materia così delicata.

Ma un “sistema” Emilia-Romagna non esiste e non è mai esistito, questo è certo. E chi lo ha rappresentato e propagandato per tale ha cinicamente e ignobilmente provato a raccattare qualche voto in più speculando sulla pelle di bambini e famiglie. Alimentando per di più un clima d’odio generalizzato verso intere categorie professionali (penso in particolare agli assistenti sociali e più in generale a tutti gli operatori dei servizi sociali) o persone (penso in questo caso alle famiglie affidatarie, che meriterebbero in generale rispetto e riconoscenza).



Bibbiano è innanzitutto una comunità che andava e che va rispettata. Amministratori e assistenti sociali hanno dovuto denunciare intimidazioni, persone che è stato necessario proteggere.

Chi si è scagliato contro Bibbiano e contro “il partito di Bibbiano” lo ha fatto ricoprendo ruoli istituzionali: come può un’istituzione attaccare cittadini che in quanto istituzione rappresenta? Membri del governo che additavano un’intera comunità. Tutto questo cosa c’entra con l’accertamento della verità e l’individuazione dei colpevoli?

La giustizia che individua i responsabili e assegna la giusta pena e la politica che interviene per correggere ciò che non funziona e non ha funzionato: non è questo che dovrebbe succedere in un paese civile?

Non accetto che mi si parli di regole della comunicazione, del dover essere sul pezzo in tempo reale per non lasciare il campo libero al rivale politico, che altrimenti guadagna terreno e consensi. Non accetto che a una provocazione si debba rispondere con una controprovocazione, che a una strumentalizzazione ne segua una ancora più potente. Non è scontato che le cose debbano funzionare in questo modo: su questo ring io non ci salgo.

E non ci sono salito.

Domenica 4 gennaio avremmo fatto un tour elettorale nella provincia di Reggio Emilia. Come negli altri casi, stavamo valutando una serie di tappe e tra queste, a metà pomeriggio, c’era anche l’ipotesi di un passaggio a Bibbiano. Volevo incontrare e ringraziare i volontari del Festival d’Enza, al parco Manara. Nei giorni precedenti, senza che la cosa fosse ancora confermata, la notizia aveva iniziato a girare e il Comitato famiglia e vita aveva subito annunciato un flashmob davanti al municipio per le 16. In un minuto ho deciso che non sarei andato. I miei erano contrari, tutti.

«Così scappiamo, non ci capiranno, penseranno che abbiamo paura, che rinunciamo perché ci hanno “scoperti”». E ancora: «Così lasciamo soli i cittadini di Bibbiano, andiamo lì a testa alta invece, la Regione è la sola a essersi mossa subito. E poi Pres, proprio perché la notizia è uscita non possiamo più tirarci indietro». «Ragazzi, è no. Metto in conto che una parte dei nostri militanti possa non capirci, che non condivida, ma io non mi faccio dettare l’agenda da chi vuole la lotta nel fango. E soprattutto, nella lotta e nel fango non ci riporto l’intera comunità di Bibbiano.» Le facce che avevo intorno non erano per nulla quelle di persone convinte. Ma non ci ripensai.

Nei giorni successivi alla mancata visita a Bibbiano, il segretario regionale del Pd, Paolo Calvano, denunciò pubblicamente il fatto che una ventina di post su Facebook sponsorizzati della Lega in quegli stessi giorni erano dedicati a Bibbiano e che la loro “targhetizzazione”, cioè la scelta della fascia di popolazione a cui mandarli, riguardava anche i minori dai 13 ai 17 anni. Contemporaneamente, Lucia Borgonzoni pubblicava un post nel quale mi accusava di essere scappato da Bibbiano solo perché un gruppo di genitori aveva organizzato una protesta. Post (sponsorizzato) con questo testo, sopra la mia faccia in bella evidenza: “Leggo che il candidato del Pd ha annullato la sua visita a #Bibbiano dopo l’annuncio di una protesta da parte dei genitori. Mi pare una grande mancanza di rispetto verso persone provate da grandi sofferenze e che meritano ascolto e, soprattutto, GIUSTIZIA! Il tempo del SILENZIO su questi orrori deve finire!”. Chi mandava ai minorenni messaggi di odio e falsità parlava di mancanza di rispetto. A tanto siamo arrivati.



Noi siamo i primi a volere la verità sui fatti della Val d’Enza. La pretende giustamente l’opinione pubblica. E lo dico con estremo rispetto: il pensiero va in ogni caso alle famiglie e ai minori coinvolti, che comunque hanno vissuto e vivono un dramma, anche a prescindere da quanto i giudici accerteranno. Più volte ho chiesto che la politica non si dividesse, che si portasse avanti un impegno comune. Avremmo ancora l’opportunità di farlo, smaltite le tossine di una campagna elettorale che si è voluta trasformare in un processo politico. Il compito delle istituzioni è rafforzare ulteriormente la qualità dei servizi, la loro omogeneità e le capacità di controllo. Investendo sul rafforzamento di tutto l’ambito della prevenzione dell’allontanamento, a partire dal sostegno tempestivo delle famiglie vulnerabili e della rete di tutte le agenzie educative presenti sul territorio. E sulla formazione di accesso e continuativa dei professionisti: molto si è discusso su come contenere l’autonomia e la discrezionalità degli assistenti sociali e non c’è alcun dubbio sul fatto che potenziare i controlli, i momenti di condivisione e rendicontazione sia indispensabile. Ma è altrettanto importante investire sulla loro professionalità, la loro adeguata contrattualizzazione e remunerazione. Ognuno dia il suo contributo, perché se è vero che non esiste una anomalia Emilia-Romagna è anche vero che il lavoro fatto dagli esperti e dalla politica stessa nella commissione regionale d’inchiesta ci mette in mano elementi per agire. La magistratura è chiamata ad accertare le responsabilità penali, che sono personali; noi dobbiamo lavorare a un sistema di controlli e garanzie che sia davvero il più efficace possibile. E questo spetta farlo alla politica: al governo e al parlamento, alla regione e ai comuni. Già all’avvio di questa nuova legislatura noi faremo fino in fondo la parte che ci compete, i servizi ne usciranno ulteriormente qualificati e rafforzati. Se qualcuno, finita la campagna elettorale, ha perso interesse per la questione, per noi non è così.

L’Emilia-Romagna è oggi tra le aree più ricche e sviluppate d’Europa anche grazie alla rete dei servizi che dal secondo dopoguerra abbiamo saputo costruire, di generazione in generazione. Lo hanno fatto i nostri nonni e i nostri padri, dobbiamo farlo noi per i nostri figli e nipoti. Che una società sia più forte e coesa, ma anche dinamica e competitiva, se sa coinvolgere e proteggere tutti, a partire dai soggetti più fragili, è l’idea quanto più attuale e importante si possa valorizzare anche per l’Emilia-Romagna di domani. E ancor più per l’Italia di domani, chiamata a sfide economiche, sociali e ambientali non più rinviabili.



Se per qualche tempo la tensione si era parzialmente attenuata, la fine della campagna elettorale, come ho ricordato, ha portato con sé un colpo di coda ancor più velenoso sulla comunità di Bibbiano: Salvini ha mantenuto il proprio proposito di fare in quel comune il suo ultimo vero show. Le sardine, abituate a pedinarlo comune per comune, hanno proposto una desistenza, purtroppo inascoltata. A quel punto si sono rivolte direttamente alla comunità di Bibbiano, convocando una grande assemblea in cui discutere e poi decidere una contromanifestazione. La scelta del dialogo con i cittadini è stata comunque positiva, hanno fatto ciò che a noi era precluso in quel momento per non dare sponda alcuna a Salvini.

Già nella notte tra il 26 e il 27 gennaio mi hanno riferito in molti di come il Pd, a Bibbiano, abbia superato il 40% dei consensi e di come io abbia raccolto addirittura 16 punti percentuali in più. Non l’ho considerata in sé una grande soddisfazione.

Certamente è stata punita una destra arrogante, che ha cinicamente sfregiato il nome di quella comunità e strumentalizzato in modo indegno i bambini. Ma tutti attendiamo una verità processuale, che sola può darci quella giustizia di cui c’è bisogno, qualunque sarà l’esito del processo. E soprattutto dovremmo avvertire il bisogno di una politica più pulita e meno cinica, che non si divida su cose di questo genere. —

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