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i ristoratori del centro 

Grandi pulizie nei locali e tante incognite prima di sapere come si potrà riaprire lunedì

Martina Riccò
Grandi pulizie nei locali e tante incognite prima di sapere come si potrà riaprire lunedì

Le linee guida della Regione arrivano in serata, ma al mattino i ristoratori erano già al lavoro per organizzare la ripartenza  Fabio Torricelli del Rookie: «Sto sanificando, cos’altro potrei fare? Non so nemmeno quanti tavoli potrò mettere in distesa»

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REGGIO EMILIA

«Riapriamo, non si ancora come, ma riapriamo». Questo il pensiero dei ristoratori del centro storico che ieri mattina erano alle prese con la pulizia e la sanificazione dei loro locali. Solo in serata, infatti, dalla Regione sono arrivate le prime linee guida da seguire per la riapertura: tra le altre, la distanza di un metro tra i tavoli, il divieto di buffet e guardaroba, uso di guanti e mascherine.

LE VOCI

«Voglio essere positivo, ma a meno di una settimana dalla riapertura non sappiamo ancora quali regole dovremo seguire e quali protocolli applicare», spiega al mattino Fabio Prati del Mascotte Cafè di piazza del Cristo. «Sto facendo le cose per sentito dire: ho distanziato i tavoli, mi sono procurato mascherine, guanti e gel, ho messo il plexiglass davanti al bancone. Ma se domenica, per dire, dovessero decidere che il plexiglass non va bene e serve invece il vetro, sarei di nuovo fermo. Sono preoccupato – ammette – non so come faremo. Ho usato questi mesi per rimettere a posto il locale: ho tinteggiato le pareti con colori più rilassanti, che possano infondere calma e serenità ai miei clienti, ho aggiornato il logo... Ho chiesto al Comune la possibilità di ampliare la distesa, ma non ho ancora avuto risposta. Spero che possano accettare la richiesta, che ci diano delle agevolazioni. Non oso chiedere l’occupazione gratuita del suolo, ma forse è meglio perdere la tassa per un anno piuttosto che per sempre».

Anche Fabio Torricelli del Rookie, in piazza Fontanesi, spera che il Comune possa concedere più spazio per il dehors. «Prima del Coronavirus avevamo 15 tavoli fuori – racconta – stando a quello che si dice diventeranno 4-5. Se avessimo più spazio potremmo almeno mettere qualche tavolo in più».

Dopo questi lunghi mesi di chiusura, l’incertezza che accompagna questi giorni è quasi insopportabile.

«Stiamo sanificando il locale, facendo pulizie. Cos’altro potremmo fare? Ma ancora non abbiamo nessuna indicazione sulla distanza da tenere tra i tavoli, quanta gente potrà sedersi. Ieri, sapendo della riapertura, un cliente mi ha chiamato per prenotare un tavolo da quattro. Sono stato felicissimo di ricevere la telefonata, ma non ho saputo cosa rispondergli. Potrò farli sedere? Dovrò assicurarmi che facciano parte dello stesso nucleo familiare? Ho preso il numero, lo richiamerò appena saprò qualcosa».

Anche i dipendenti sono in attesa di sapere cosa succederà, il loro lavoro è appeso a un filo. «Siamo in cassa integrazione – spiega Torricelli – che ancora non è arrivata. Potremo tornare tutti a lavorare? O si dovrà stare in due, considerando la metratura del mio locale? In quel caso dovremo fare turni, forse avremo ancora bisogno della cassa. Apriamo tra cinque giorni e ancora non so quanti tavoli potrò avere e quante persone potranno sedersi per tavolo».

«Lunedì non credo che riapriremo», dice Daniele Cavatorti del ristorante Cadauno. Prima di decidere qualunque cosa voglio aspettare che si pronuncino governo e Regione – spiega il titolare del locale di via Squadroni –. Non si può partire senza sapere quanti coperti avremo, come organizzeremo il lavoro... Solo dopo che saranno stati resi noti i protocolli da seguire faremo due chiacchiere con il nostro personale, che al momento è in cassa integrazione, e decideremo come muoverci. Stiamo alla finestra, non possiamo fare altro che aspettare».

DOMICILIO

Nel frattempo, chi può, continua con la consegna a domicilio e con l’asporto: «Noi abbiamo attivato entrambi i servizi – spiega Cavatorti – la consegna la facciamo solo in centro storico, portiamo i piatti in bicicletta e riusciamo a farli arrivare caldi. Ma un ristorante non può pensare di sostituirsi a una gastronomia, è qualcos’altro. Se capiremo che le persone preferiscono mangiare a casa continueremo con l’asporto anche dopo l’apertura, altrimenti no: vedremo». —



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