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I confini tra regioni? Nell’alto Appennino è impossibile chiuderli tra boschi e sentieri

Adriano Arati
I confini tra regioni? Nell’alto Appennino è impossibile chiuderli tra boschi e sentieri

Passo del Lagastrello, il Cerreto e il Pradarena sono il limite tra Emilia e Toscana: nessuno se ne accorge

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I confini fra Regioni, oggi formalmente invalicabili? Non sono un problema del Crinale. Forte di sentieri, valli, corsi d’acqua “costruiti” in millenni, la zona più elevata dell’Appennino reggiano segna sì il passaggio fra Emilia-Romagna e Toscana, ma lo fa a modo suo, senza guardare a quelli che oggi sarebbero i tracciati legislativi. Basta imboccare un camminamento per ritrovarsi, nel giro di quattrocento metri, in tre province diverse, saltando anche da una regione all’altra. Anche nel tempo della pandemia, non sono questi i confini che si pensa di tener chiusi per evitare propagazioni.

La riapertura parziale del 4 maggio ha concesso a tanti appassionati di tornare in montagna e di riprendere quelle escursioni così bramate nel periodo delle clausura, e di trovarsi di continuo in bilico fra regioni. Nella porzione reggiana, i punti di contatto facilmente intrecciabili sono almeno tre. Al passo del Lagastrello si può far tripletta. I reggiani che risalgano da Ramiseto possono fermarsi proprio prima della diga creata sul passo, quella da cui parte il corso dell’Enza, e da lì imboccare il sentiero che circumnaviga il vasto lago. In pochi passi saranno in Toscana, a Comano di Massa Carrara, e se chiuderanno il cerchio torneranno alla base transitando anche per la provincia di Parma distante una manciata di metri. Il tutto, lasciando i propri mezzi nelle province di origine.

Nello scorso fine settimana, in tanti hanno approfittato del sole per concedersi una passeggiata in un luogo davvero suggestivo, e chissà se pensavano di stare valicando confini oggi formalmente chiusi. Discorso simile per chi scelga la via principale fra Reggio e Massa, la statale 63 e il passo del Cerreto. Il passo stesso è un confine bizzarro, il ristorante Giannarelli attivo da decenni ha parte della propria metratura in entrambe le regioni, anche se formalmente appartiene alla Toscana, al Comune di Fivizzano.

Chi vi approda da Collagna e parcheggia nel vasto spiazzo fuori dal locale, però, rimane nel Reggiano. Proprio dal passo inizia anche il percorso più breve e usato per raggiungere uno dei punti più evocativi del Crinale, le sorgenti del Secchia. Un bel crocicchio, da sempre confine fra Stati e staterelli e fra gruppi di pastori, che in passato usavano regolare i conti con lame e randelli, «gente da basto da bastone e da galera». Oggi separano Ventasso da Comano e Fivizzano. Il sentiero prevede almeno una decina di “salti”fra territori regionali, impossibili però da percepire senza mappe.

Anche il terzo grande passo reggiano, Pradarena, non delude. Sul fronte opposto siamo nell’alta Garfagnana lucchese, il ristorante di Pradarena è ancora reggiano ma per pochi metri, e tutti i cammini che si diramano sul fronte sud sono meticci. Compreso il tracciato che conduce al passo del Lupo e poi allo “00”, il sentiero che unisce tutta la dorsale tosco-emiliana. —

Adriano Arati

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