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Il Pres? Un hipster con gli occhiali a goccia che fermò Salvini sulla via di Bologna


14 maggio 2020 stefano scansani


Il libro di Stefano Bonaccini è così selfie (un autoritratto) da dichiarare nell’aletta qual è l’aspirazione, qual è lo stato d’animo politico del presidente riconfermato della Regione Emilia Romagna. Il risvolto biografico parla chiaro: “Stefano Bonaccini è la nuova star della politica italiana”. E ne spiega con esattezza aspetto (rinnovato) e stoffa (antica): “Barba da hipster e occhiali a goccia, ma soprattutto un indubbio carisma capace di mescolare abilmente senso pratico e buona politica”.

A questo punto emerge la domanda e anche la risposta a che cosa serve un libro. A documentare – in questo caso – un’azione, a motivare un progetto e infine a evidenziare la buona riuscita dell’impresa: Bonaccini ha sbaragliato la Lega di Matteo Salvini che aviotrasportava Lucia Borgonzoni: avevano potenza di fuoco e molto, molto ottimismo. Da quel 26 gennaio sembra trascorso un secolo, perché appena dopo è cominciato il tempo drammatico e surreale della pandemia. E un altrettanto secolo sembra trascorso dall’insopportabile sottovuoto spinto del motto #parlatecidibibbiano, morto stecchito durante lo scrutinio della tornata regionale. Ma le parole, nonostante la loro volatilità, non muoiono, così che il Bonaccini autobiografico ha riesumato proprio quel motto mummificato per titolare uno dei capitoli del libro: “Vi (ri)parlo di Bibbiano” che trova il suo principio narrativo il 14 gennaio, alle ore 19.12.

Il libro del “Pres” è il lasciapassare per Roma, per quello che capiterà o evolverà nel Pd, perché già nel titolo ha il cipiglio e la stessa finalità del “De bello gallico” per Gaio Giulio Cesare. Sta di fatto che il nome chiaro e tondo del volume bonacciniano non va per il sottile, è sonoro, chiama con nome e cognome colui che ha conservato la regione più rossa, rosa, progressista d’Italia: “Stefano Bonaccini - La destra si può battere - Dall’Emilia-Romagna all’Italia, idee per un Paese migliore”. Tutt’insieme, titolo e sottotitolo compongono la formula della personale aspirazione del governatore a governare qualcos’altro: il partito o il Paese. È una candidatura scritta nero su bianco, anzi no, verde con rosso considerando che con queste due tinte l’uomo, modenese di Campogalliano, classe 1967, ha suonato la carica durante la campagna elettorale sparigliando anche i colori monocromi cari alla tradizione (red), mantenendo con coraggio il marchio Pd, trasmutando il suo look, vale a dire abbigliamento, abiti, accessori, e l’aspetto (barba e tono muscolare compreso).

Il libro è edito da Piemme, 160 pagine, 16,90 euro. Molto “labour” ed eloquente il distico riportato in quarta di copertina: “Sogno una classe dirigente che quando entra in un bar sappia parlare con chi ha di fronte; che è cosa molto diversa da fare discorsi ‘da bar’ ma anche ‘da salotto televisivo’. Significa mettersi all’altezza degli occhi delle persone e in sintonia con i loro problemi”.

Il “Pres” è nato a Modena nel 1967, sposato, due figlie. Dal 1990 al 1996 è stato assessore al Comune di Campogalliano. Dal 1999 al 2006 assessore al Comune di Modena e dal 2009 al 2015 segretario regionale del Partito democratico. Il 23 novembre 2014 viene eletto presidente della Regione Emilia Romagna. Dal dicembre 2016 è presidente del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, riconfermato poche settimane fa: primo italiano a ricoprire tale incarico. —

stefano scansani

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