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le indagini 

L’accertamento sulla salma eseguito a funerali avvenuti

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Il funerale di Franca Silvana Ganassi venne celebrato il 5 gennaio del 2006. Ma la salma non fu tumulata. Il sostituto procuratore incaricato del caso all’epoca, il dottor Luciano Padula, a sorpresa richiese un altro accertamento di natura autoptica, che venne eseguito a funerali avvenuti, sulla povera salma della 60enne.

L’ autopsia sulla pensionata era stata effettuata il martedì precedente all’istituto di medicina legale di Modena. Ma solo in seguito all’ulteriore accertamento la salma potè tornare nel cimitero di Rondinara – il paese originario della famiglia Ganassi – per essere tumulata finalmente.

Ma quello che emerse già allora, è che minuscoli frammenti di pelle erano sotto le unghie della vittima. Franca Silvana Ganassi si era difesa. Aveva graffiato il suo assassino, nel tentativo estremo di opporre resistenza alla furia; lo avrebbe anche preso più e più volte a pugni come dimostrarono le lesioni e le fratture alle dita di una delle mani.

Nei mesi successivi, il primo prezioso elemento: un ben preciso profilo del Dna dell’aggressore, ricavato dalle tracce di sperma rinvenute sul giaccone della vittima. Una traccia che già dal 2006 ha dato il via a ricerche fuori dall’Italia, attingendo dalle banche dati relative al Dna che le Criminalpol di non pochi Paesi esteri hanno costituito da tempo.

Nel maggio del 2006 i sospetti caddero su un magrebino che venne bloccato dalle parti di Mirandola (Modena), ma le comparazioni dei Dna lo scagionarono.

In tutti questi anni è rimasta quella traccia senza un nome, che però diceva qualcosa di preciso: quel profilo era da attribuire a un uomo di origine magrebina. Mentre l’arma del delitto non venne mai trovata. —

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