Gazzetta di Reggio

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La lenta diaspora dei fedelissimi e il silenzio delle opposizioni

Evaristo Sparvieri

Fra i consiglieri della prima ora, in Comune resta solo Giovanni Vignali E l’ala di sinistra dell’amministrazione sembra definitivamente sparita  

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L’ANALISI

È rimasto solo uno, ovvero il suo portavoce Giovanni Vignali. Con l’addio di Valeria Montanari, la squadra dei fedelissimi del sindaco Luca Vecchi perde un altro pezzo. L’ennesimo, dopo i precedenti addii dell’ex vicesindaco Matteo Sassi e dell’ex assessore alla Mobilità, Mirko Tutino. Segnali di disagi all’interno della macchina comunale, che nel corso dei due mandati di Vecchi – fra rotazioni per l’inchiesta della magistratura sui dirigenti, riorganizzazioni e avvicendamenti vari – ha cambiato figure apicali, tecniche così come politiche.

Lo sfogo dell’ex vicesindaco, Matteo Sassi, nel febbraio dello scorso anno, quando a pochi mesi dalle elezioni ha descritto un clima di veleni all’interno della macchina amministrativa, non si è affatto sopito. E si inserisce in realtà all’interno di una scia che ha visto la sua ultima puntata proprio nel trasloco di Montanari in Regione, mostrando una volta di più un braccio di ferro irrisolto fra organi politici e organi tecnici, fra assessori e dirigenti.

Sassi se ne andò a fine mandato, senza nessuna intenzione di tornare indietro. Insieme a lui lo fece anche Tutino, entrambi fra l’altro all’epoca compagni di viaggio in quell’avventura di Mdp oggi rappresentata in giunta da Lanfranco De Franco, che a differenza dei suoi predecessori – data anche la giovane età – non può essere però considerato un fedele di Vecchi.

La sinistra all’interno (o a fianco) del Pd– dalla quale proviene lo stesso Vecchi – sembra dunque non trovare spazio. È successo anche per Valeria Montanari, che raccontano come sempre più isolata nel suo incarico. C’è chi punta il dito contro Massimo Magnani e Maurizio Battini, uomini vicini a Delrio, l’ultimo dei quali tornato in Comune recentemente per coprire quel ruolo di direttore generale di cui Vecchi aveva avvertito la necessità durante la campagna elettorale. Un altro “delriano” alla corte di Vecchi. Sull’addio della Montanari, c’è chi parla proprio di un lungo logoramento.

Il cerino, ora e sempre, rimane nelle mani del sindaco, che dopo aver cambiato quattro segretari comunali in sei anni, si ritrova alle prese con la grana di un rimpasto che verosimilmente avrà ripercussioni anche nella maggioranza e nel Pd. Anche qui i rapporti sono già logori, nonostante la consiliatura sia solo all’inizio.

I passi falsi sul vescovo, con il “non voto” in consiglio e il comunicato contro la riapertura delle chiese, hanno mostrato che la maggioranza si muove in ordine sparso, con il consigliere Pd Dario De Lucia, recordman di preferenze, che fa un po’ il diavolo a quattro per reclamare un riconoscimento mai ottenuto dopo il successo elettorale. Maggioranza a rischio? Forse è prematuro dirlo. Di certo l’opposizione non sembra così consapevole che il sindaco e la maggioranza abbiano il fianco scoperto. Ma di certo la fase più delicata della città – ovvero la ripartenza della fase 2 – parte sotto il non felice auspicio di dissidi e dissapori che sembrano arrivare a grandi passi verso la resa dei conti. —

Evaristo Sparvieri

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