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Rapinata, violentata e uccisa a bastonate di ritorno da una gita

Rapinata, violentata e uccisa a bastonate di ritorno da una gita

Il calvario di Franca Silvana Ganassi che con le ultime forze rimaste aveva tentato di chiedere aiuto, ma nessuno si era accorto di lei. È morta sotto casa 

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Il delitto

Uccisa a bastonate la sera del 30 dicembre del 2005. Per lungo tempo, è stata una delle poche certezze sulla morte di Franca Silvana Ganassi, una pensionata del paese, una donna senza segreti, con una vita cristallina che ha avuto la sola colpa di essersi trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

Franca Silvana Ganassi quella sera di 14 anni e mezzo fa, dopo la brutale aggressione subita, era riuscita a percorrere poche decine di metri in cerca di aiuto. Pochi passi, arrancando con la testa insanguinata, perdendo l’equilibrio più volte per poi rialzarsi; cadere di nuovo lungo una stretta rampa di scale, accasciarsi a terra stremata e tentare un’ultima volta in cerca di soccorso. Alla fine, si era seduta su un muretto bianco, prima di arrendersi sotto un albero di Natale. Aveva 60 anni.

Era un sabato mattina, quel 31 dicembre del 2005. Intorno alle 8, venne trovata priva di vita nel cortile di un’abitazione di viale Mazzini 5, in pieno centro a Scandiano. Praticamente, sotto casa. Una morte orribile la sua, frutto della violenza di un bandito o di un gruppo di balordi – si disse in quelle ore concitate – che, vicino a una panchina nel parco della Resistenza, prima l’aveva rapinata, poi colpita con 12 bastonate alla testa (accertò poi l’autopsia), uccidendola. E, si scoprirà, anche facendole subire una violenza sessuale.

Il giorno prima, venerdì 30 dicembre, la 60enne alle 7 del mattino era partita in pullman per Brescia, dove in compagnia di altre 51 persone aveva visitato la mostra su Gauguin e Van Gogh. Una giornata spensierata, l’ultima prima dell’atroce delitto. Poco prima delle 20, il pullman aveva fatto rientro a Scandiano fermandosi nel parcheggio di via XXV Aprile.

Quello che successe dopo, lo sanno solo Franca Silvana e il suo assassino.

Di certo, la donna si era incamminata all’interno del parco della Resistenza per raggiungere la sua casa in viale Mazzini 3. Come era abituata a fare, aveva attraversato i sentieri del grande polmone verde scandianese, ma a pochi metri da quelle panchine che in primavera la ospitavano assieme all’anziana madre, era iniziato un incubo per lei senza ritorno.

Un tavolaccio di legno, tre panchine e qualche lattina di birra sparse qua e là: è in quello spiazzo ricavato fra tre grossi alberi, che incontra il suo assassino.

Solo all’indomani era stata trovata cadavere. E senza la sua borsa.

Dopo che il suo aguzzino l’aveva abbandonata, a fatica la donna era riuscita ad alzarsi, raggiungendo l’uscita del parco. Dovevano essere circa le 20.30 ma nessuno si accorse di lei. Nessuno l’aveva potuta aiutare. Sulla transenna e sull’asfalto erano rimasti i segni del suo passaggio, le macchie di sangue che testimoniavano il suo calvario. Era entrata nel cortile dei vicini, per cercare da lì di arrivare alla porta di casa dove ad attenderla c’erano le sorelle. A trovarla il giorno dopo fu un’amica dei vicini. I soccorsi non poterono fare altro che constatarne il decesso. Per omicidio. Un omicidio rimasto fino ad ora senza un colpevole. —

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