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le grane della giunta 

Rimpasto, Vecchi pensa all’ipotesi spacchettamento delle deleghe

Roberto Fontanili
Rimpasto, Vecchi pensa all’ipotesi spacchettamento delle deleghe

Non solo i tre papabili, spunta l’idea di evitare nuove nomine In ballo gli equilibri politici di una maggioranza già sfilacciata

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Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA

Una poltrona per tre o più probabilmente per nessuno. I possibili candidati a sostituire in giunta la dimissionaria Valeria Montanari – che per scelta politica e professionale entrerà nello staff dell’assessore regionale Alessio Mammi – hanno tutte le caratteristiche per diventare assessori. Ma, al tempo stesso sono portatori di altrettante controindicazioni, personali e politiche, per non essere i prescelti da Luca Vecchi.

Il sindaco, con il suo caratteristico incedere felpato e guardingo, è infatti molto attento agli equilibri politici. E alla fine potrebbe decidere anche semplicemente di redistribuire le deleghe della Montanari, mantenendo nelle sue mani quella della Partecipazione e assegnando la restante parte ad alcuni degli attuali assessori: un modo per riportare inoltre la giunta a otto componenti, come nella precedente legislatura.

Paolo Gandolfi già da tempo ha deciso riprendere la sua attività di dirigente – incarico già ricoperto in passato presso al Comune di Correggio e in Provincia – per proseguire il suo percorso professionale nel comune capoluogo. E in tale direzione si è già mosso per tempo.

Andrea Capelli, invece, dopo 13 mesi di attesa è a un passo dalla nomina a presidente delle Farmacie Comunali Riunite. E difficilmente accetterà di fare l’assessore, quando avrebbe potuto esserlo ad inizio legislatura, come capogruppo uscente del gruppo Pd e recordman di preferenze nelle precedenti Amministrative.

Più complicata ancora l’ipotesi di nominare assessore il capogruppo Pd in Sala Tricolore, Gianluca Cantergiani, o di andare a pescare tra i consiglieri. E qui la ragione è di ordine politico. Il primo dei non eletti in Sala Tricolore è il notaio ed ex consigliere comunale Maura Manghi, referente reggiano della formazione politica di Matteo Renzi, Italia Viva. Il suo ingresso in consiglio comunale aprirebbe una questione politica, con la neo consigliera che potrebbe – o dovrebbe su input nazionale – chiedere una immediata verifica di maggioranza e pretendere un assessorato per la sua formazione politica, al pari di Leu e della galassia a sinistra del Pd, rappresentata giunta da Lanfranco De Franco.

Per questo motivo Vecchi valuterà attentamente prima di toccare i delicati equilibri su cui poggia un gruppo consigliare Pd che ha trovato a fatica un compromesso sull’attuale capogruppo di estrazione cattolica, Gianluca Cantergiani.

Senza poi dimenticare che l’attuale gruppo consiliare Pd conta 17 consiglieri, 13 dei quali sono di prima nomina. E quasi e circa più della metà dei consiglieri non sono iscritti al Pd.

Da qui la necessità per il sindaco Vecchi di mantenere un assetto stabile in un gruppo già messo a dura prova dalle tensioni interne tra sinistra e area cattolica.

Questa complicata convivenza delle due anime del Pd non si avverte solo all’interno del gruppo consigliare Pd, ma nella stessa catena di comando in Municipio, con una non sempre facile convivenza tra gli assessori e con i dirigenti comunali. Ed è questa probabilmente anche una delle ragioni che in questi anni hanno determinato più di un avvicendamento tra gli assessori che hanno avuto a che fare con il settore dei Lavori Pubblici. Come gli ormai ex Mirko Tutino e da ultimo Valeria Montanari che, anche se per ragioni diverse, alla fine se ne sono tutti andati. —

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