«Abbiamo eliminato 470 posti letto per pazienti Covid Ma serve prudenza»
Fase 2, il direttore del Presidio ospedaliero Giorgio Mazzi fa il punto sugli ospedali e i reparti dedicati all’emergenza da Coronavirus
l’intervista
Con il Coronavirus dovremo convivere a lungo, rispettando tutte le misure di sicurezza che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi – su tutte il mantenimento della distanza e l’igiene – ma, un giorno dopo l’altro, si sta tornando alla “normalità”. Lo dimostrano le chiusure, festeggiate gioiosamente, degli ospedali e dei reparti che dalla fine di febbraio hanno ospitato pazienti Covid. È successo alla casa di cura Villa Verde, che nel corso dell’emergenza ha accolto 45 persone con il Coronavirus «dando prova di grande generosità e assolvendo, da privato, a una importantissima funzione di interesse pubblico», come ha sottolineato il sindaco Luca Vecchi, ed è successo negli altri ospedali della provincia. A fare il punto della situazione è Giorgio Mazzi, direttore del Presidio ospedaliero di Reggio Emilia.
Quanti posti letto sono stati dedicati ai pazienti Covid durante l’emergenza? Quanti ne restano ora?
«Nel momento del picco epidemico avevamo destinato ai pazienti Covid 733 posti letti sull’intera rete ospedaliera provinciale, che è di 1.516 posti letto. Ad oggi ne abbiamo chiusi 470, ne restano 263».
Quanti pazienti Covid sono ricoverati al momento?
«Oggi complessivamente 74, di cui 17 sospetti».
Qual è la situazione degli ospedali Covid?
«Guastalla aveva destinato 212 posti letto a pazienti Covid, oggi ne ha chiusi 173. Per quanto riguarda Montecchio stiamo valutando come riaprire il Franchini nel mese di giugno. Al Magati di Scandiano per il momento resterà un buon numero di posti letto dedicati a Covid: ne abbiamo chiusi 21 su 86. Abbiamo invece completamente riportato alle condizioni originarie la rianimazione allestita al piano 0 del Core, che ora tornerà a essere dedicata alla preparazione e risveglio della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, l’Alta intensità medica, la Medicina Cardiovascolare, la Medicina III, la Geriatria e Lungodegenza. Anche la casa di cura privata Villa Verde è tornata a essere una struttura no-Covid».
I prossimi passi?
«Dovremo tornare alla normalità, ma gradualmente e con prudenza. Dovremo vedere cosa succederà dopo 20 giorni-un mese dall’ulteriore allentamento delle misure anti-contagio, che inizierà lunedì 18 maggio. Oggi assistiamo a una riduzione consistente di pazienti contagiati e soprattutto di pazienti contagiati gravi, ma non possiamo sapere cosa succederà tra qualche settimana. Resterà una quota di pazienti asintomatici, e quindi portatori, di cui ancora non si conosce il livello di contagiosità. Inoltre non possiamo prevedere che impatto avrà la stagione estiva e soprattutto l’autunno e l’inverno, dato che questo virus colpisce le vie respiratorie. Per questo manterremo posti letto dedicati a pazienti Covid: dobbiamo essere pronti a rimodellare la rete ospedaliera nel caso in cui dovesse esserci una recrudescenza del virus».
Parola chiave, per tutti, prudenza.
«Sì. Siamo tutti provati, molti di noi hanno perso amici e propri cari, ma anche se ci sembra passato tanto tempo, dal picco epidemico del 27 marzo non sono passati due mesi. Bisogna avere pazienza, anche perché ogni settimana che passa è una settimana di conoscenze in più: sulla malattia, sull’efficacia delle terapie, sugli strumenti diagnostici che ci permettono di intercettare i casi sospetti, fino ad arrivare, se ci sarà, a un vaccino».
Intanto, però, medici e infermieri possono tornare a turni più umani.
«Questo allentamento della pressione permette di tornare a occuparsi di ciò che si faceva originariamente. In questi mesi, oltre a turni durissimi, sono stati anche modificati compiti e attribuzioni: una cosa positiva di questa emergenza è stata proprio la risposta corale dei professionisti». —
Martina Riccò
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