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In carcere ma latitante manca un atto italiano

M.f.
In carcere ma latitante manca un atto italiano

Il pm Pantani andrà di nuovo in Marocco per l’interrogatorio La Procura è in attesa di studiare gli atti dei colleghi stranieri

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Scandiano

È formalmente un latitante, Moustapha Bouzendar, il marocchino di 44 anni arrestato a Casablanca dopo le ultime complesse fasi di un’indagine durata ben 14 anni e mezzo. A mancare è la notifica del provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip Luca Ramponi su richiesta del pm Maria Rita Pantani.

Essa potrebbe richiedere un’altra rogatoria internazionale (la prima era stata necessaria per chiedere di potere procedere in modo congiunto le autorità reggiane con la gendarmeria magrebina al campionamento dei reperti biologici necessari alla ricerca del Dna) oppure potrebbe avvenire contestualmente all’interrogatorio che il sostituto procuratore reggiano ha già chiesto e ottenuto di poter fare in Marocco, dove dovrà tornare per la seconda volta.

Per questo ancora non è stato nominato alcun avvocato, seppure di ufficio, per assistere il 44enne in previsione del processo, che si dovrà aprire in Italia, quando le indagini verranno formalmente chiuse.

Ma i tempi si prospettano lunghi. La giustizia marocchina ha altri ritmi e solo per avere una prima informativa con anticipazioni del contenuto dell’interrogatorio al quale il 44enne è stato sottoposto dalle autorità locali dopo l’arresto, ci vorrà almeno una settimana. Forse di più per ricevere gli atti completi.

È quanto si appresta ad aspettare il sostituto procuratore Maria Rita Pantani che conduce le indagini ereditate dal collega che le aveva aperte subito dopo il delitto, Luciano Padula, poi trasferito ad altra sede.

Ora, nelle mani degli inquirenti reggiani, c’è il compito complesso di mettere d’accordo due sistemi giuridici per certi versi molto differenti e capire bene i diversi capi d’imputazione. Da un lato c’è la differenza nelle tempistiche: i ritmi che, in una certa fase d’indagine e nei rapporti con un altro paese, per la giustizia marocchina possono essere molto dilatati, sono invece estremamente rapidi una volta chiuso il cerchio, contrariamente a quanto accade in Italia.

La condanna della giustizia marocchina per Bouzendar, infatti, potrebbe arrivare già tra pochi mesi. In Italia invece le indagini a suo carico sono tutt’altro che chiuse e prima di passare al processo dovrà correre del tempo.

Dall’altra parte c’è anche un approccio molto diverso ai vari tipi di reato: basti pensare che la giustizia marocchina non prevede il reato di rapina, ma solo di furto aggravato. E non si parla di violenza sessuale, ma di “attentato al pudore” che prevede pene fino a 10 anni e le cui aggravanti sono date dal venire compiute su vergini o su minori. Ma a contare è anche il contesto in cui il reato viene compiuto.

Molto chiara invece e analoga tra i due sistemi è l’accusa di omicidio classificato come volontario premeditato. La Procura dovrà capire dunque molto bene quali siano i capi di imputazione di partenza in Marocco per poi procedere. Un’attesa e un lavoro sottotraccia che non smorzerà la caparbietà degli inquirenti. —

M.f.

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