In una prigione-inferno con 8.400 detenuti Lo attendono 2 processi
scandiano
È un luogo da incubo: il carcere di Oukacha a Casablanca, dove è stato condotto e si trova Moustapha Bouzendar, il 44enne indiziato per l’omicidio di Franca Silvana Ganassi. L’inferno che forse merita chi si è macchiato del più grave dei delitti. Per di più, per così biechi motivi, la violenza sessuale e la rapina, nei confronti di una donna di 60 anni e inerme. Ma la colpevolezza di Bouzendar, pur con prove tanto schiaccianti, dovrà essere confermata da un processo, anche in un regime come quello marocchino. Nel frattempo Bouzendar dovrà vivere in condizioni di assoluta precarietà e terrore, in celle anguste e sovraffollate con numerosi criminali, in attesa di un responso che potrebbe essere anche più agghiacciante, almeno per la nostra cultura: la pena di morte.
«Oukacha è un enorme sito carcerario – ha spiegato mercoledì in videoconferenza dal Marocco il magistrato di collegamento Alberto Landolfi –. All’interno ci sono 8. 400 detenuti. Con solo 400 agenti di polizia penitenziaria. Ma, nonostante tutto, direi che funziona abbastanza bene…».
Sulla sorte di Bouzendar il magistrato è laconico e conciso: «Appare pressoché inevitabile che venga condannato a morte».
Tuttavia non è pensabile che l’Italia possa accettare una condanna di questo tipo, pur nella gravità dei fatti che sono attribuiti al 44enne. «Ciò non significa che verrà eseguita la pena di morte – dice infatti Landolfi –. È stata mia cura assicurarmi e far assicurare dal governo marocchino che, nel caso fosse condannato alla pena di morte, non si proceda all’esecuzione della stessa, ma sia commutata in carcere a vita. L’esecuzione capitale per noi sarebbe un fatto inaccettabile. Ci tengo a seguire il caso perché è un problema giuridico internazionale molto delicato. È chiaro che Bouzendar, a oggi, resta un sospettato, nonostante la comparazione del Dna non lasci dubbi, e tale rimarrà finché non ci sarà una condanna in Italia. Sarà infatti sottoposto a due processi, uno in Marocco e uno in Italia; questo prevedono gli accordi tra i due paesi. Il ministro Bonafede inoltre è molto sensibile sul fronte del perseguimento dei crimini commessi da persone che si trovano all’estero». L’Italia insomma non si dimenticherà del 44enne. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google